CHE BEL SEGNALE UNA BUONA VENDEMMIA

Poche storie: se c'è una cosa che gli abruzzesi sanno far bene, è il vino. Montepulciano, trebbiano, pecorino, cococciola, cerasuolo... c'è da sbizzarrirsi tra le etichette che questa terra riesce a mettere in tavola e gli enormi progressi degli ultimi anni lasciano a bocca aperta anche il più esigente dei sommelier. Naturalmente non è solo una questione di orgoglio regionale: ormai si esportano milioni di bottiglie, facendo della produzione del vino una delle poche realtà economiche in crescita. Qualche giorno fa un noto impresario edile mi faceva notare che la sua cantina non è più il simpatico hobby di un tempo, ma un business centrale nella sua attività: «Ero un costruttore, a tempo perso titolare anche di un'impresa agricola. Oggi sono un vignaiolo, titolare anche di un'impresa di costruzioni», mi ha detto sospirando.

Con queste premesse, la vendemmia che sta entrando nel vivo un po' in tutto l'Abruzzo non è più il rituale bucolico che ci eravamo abituati a pensare, ma un momento simbolico di un'economia che la crisi ha ridisegnato in modo indelebile, costringendo tutti a ritornare con i piedi per terra, a un mondo fatto di meno carta e di più concretezza. Sono finiti i tempi della finanza facile, dell'illusione di moltiplicare i soldi all'infinito, muovendoli in Borsa o chiedendoli in banca. Ed è finita anche l'epoca del consumo inarrestabile del territorio. Si torna a produrre, a creare. E ci si rende conto che ci sono lavorazioni meravigliose, come quelle della vite, che possono dare risultati più che dignitosi, senza l'assillo della concorrenza sui prezzi dei soliti cinesi. Già, perché la storia del vino abruzzese è un po' un apologo di come si è evoluta l'economia di questa regione e, in un certo senso, dell'Italia intera. Per decenni si è lavorato come portatori d'acqua, vendendo enormi quantità di Montepulciano sfuso a prezzi ridicoli. Poi ci si è resi conto che sulle tavole le abitudini stavano cambiando in modo radicale: si apriva un mercato sempre più importante, anche all'esportazione, per vini di qualità. Piemonte e Toscana, sulla scia della Francia, sono state le prime regioni a capirlo, ma anche l'Abruzzo ha fatto la sua parte, scoprendo di avere nella sua storia tecniche e tradizione per creare grandi etichette e splendidi vini. Il tutto mantenendo un ottimo rapporto tra qualità e prezzo.

Ecco spiegato perché il fatto che la vendemmia si annunci ottima diventa una buonissima notizia per una regione che sta cercando in tutti i modi di agganciare una ripresa di cui tutti parlano, ma che nessuno ha ancora afferrato. Abbiamo bisogno di pensare positivo, di credere che forse il peggio è alle spalle, che finalmente le imprese saranno pagate, che le banche riapriranno i cordoni della borsa... Se tutto questo avverrà, di certo non mancherà il buon vino con cui brindare. Buona domenica a tutti. E buona vendemmia, se la fate.

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