«Chi sa, non scriva a me ma vada dai carabinieri»

8 Aprile 2018

PESCARA. «Verità per Ale». I manifesti sono comparsi ieri mattina, in diversi punti per la città. Nella gigantografia il volto sorridente di Alessandro Neri e l’appello che, dopo quello sullo...

PESCARA. «Verità per Ale». I manifesti sono comparsi ieri mattina, in diversi punti per la città. Nella gigantografia il volto sorridente di Alessandro Neri e l’appello che, dopo quello sullo striscione attaccato al Ponte del mare, è rimbalzato anche sui muri cittadini. Un appello che è solo l’eco di quello che ogni giorno chiede e implora la madre del ragazzo a un mese dall’assassinio del figlio, ucciso alla soglia del 29 anni con due colpi di pistola su un fianco e alla testa. Anche ieri mattina Laura Lamaletto è tornato a parlare direttamente al cuore dell’assassino, ma questa volta si è rivolta anche a chi gli è intorno, come aveva fatto il giorno della messa, nella chiesa di Villa Raspa: «D’ora in poi si fa più seria la cosa», ha scandito nella diretta Facebook di ieri mattina, «nel senso che chi porta Ale nel cuore deve convertirsi al bene, in qualsiasi modo. Se amate Ale dovete fare questo per Ale, per voi stessi, per la vostra vita soprattutto». E poi, riferendosi alla preghiera serale collettiva avviata su Facebook: «Non crediate, anche io faccia molta fatica a collegarmi tutte le sere a pregare meravigliosamente con voi, questo è un impegno che mi sono presa per Ale ma soprattutto per liberare l’anima di quello che l’ha ucciso. È un impegno che mi sono presa come se fossi la mamma di quello che ha ucciso Ale. Quindi io non sono l’unica che deve avere forza in questa storia, ripeto, tutti quelli che dicono di aver apprezzato Ale, che dicono che Ale ha fatto qualcosa per loro, devono onorare la memoria di Ale non dimenticandolo, ma soprattutto facendo qualcosa per loro stessi. Vi invito al silenzio, a riflettere, 15 secondi sono sufficienti. Riflettete sulla vostra vita, io non ho più niente da perdere, riflettete, le mamme riflettano sul benessere proprio e dei figli, siamo le colonne della famiglia. Quindi», va avanti Laura Lamaletto riferendosi a chi ha voluto bene al figlio, «vi chiedo nuovamente: fatevi una promessa e convertitevi al bene. Non è un fioretto, no, non si tratta di religione, ma si tratta di stile di vita. Ripeto, fate qualcosa per voi, prima per voi e poi per gli altri se ne avete voglia. Grazie per essere con me tutte le sere, quando preghiamo per colui che vive tormentato per aver ucciso Ale. Fatelo col cuore, lui ce l’ha un cuore, per favore».
E infine: «Chiunque sappia qualcosa non mi scriva su Messenger. Dovete andare dagli inquirenti, io non sono un carabiniere, sono una mamma. Io vi abbraccio». E poi l’appuntamento alla preghiera della sera: «Ci vediamo questa sera per aiutare questa povera persona a liberarsi da questo inferno in cui vive». (s.d.l.)
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