Chieti. Il buco da 80 milioni e gli scoperti in banca. Stasera su Rete 8 la storia del dissesto

Dietro la corsa a sindaco di Chieti, la parabola dei conti del Comune. Gli allarmi ignorati per anni e i soldi pubblici sprecati in interessi
CHIETI
Il 5 ottobre del 2020, con l’emergenza Covid in corso e l’obbligo di indossare ancora le mascherine sul volto, Diego Ferrara veniva eletto sindaco di Chieti, Ferrara un medico di famiglia con la tessera del Pd in tasca. E per quella Chieti ci voleva proprio un dottore: «Quando siamo stati eletti Chieti era allo stremo», ricorda Ferrara, «non servivano parole, serviva qualcuno disposto a prendersene cura senza voltarsi dall’altra parte. Per 45 anni ho fatto il medico, prendendomi cura delle persone di Chieti. Negli ultimi 5 ho fatto il sindaco perché era la nostra città ad aver bisogno di essere curata».
Appuntamento questa sera su Rete8, a partire dalle ore 22.30
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GUAI DOPO LA FESTA
Nel 2020, al ballottaggio, è stato Ferrara il vincitore contro l’ex parlamentare del centrodestra Fabrizio Di Stefano. Ma neanche il tempo di festeggiare la vittoria delle elezioni che, per il sindaco-dottore, sono iniziate le grane. Alla prima ricognizione dei conti del Comune è stato scoperto un disavanzo superiore ai 50 milioni di euro con la possibilità di un ulteriore peggioramento. Un peggioramento che poi è puntualmente arrivato: negli anni precedenti, il Comune di Chieti aveva scavato un buco di quasi 80 milioni di euro. Ferrara l’ha vissuto sulla sua pelle: quando sembra di aver toccato il fondo e che peggio di così proprio non possa andare, spesso si comincia a scavare. «Quando arrivò il 13 maggio del 2023 il decreto di dissesto veramente ci rimase molto male ed è stato forse il momento più brutto», dice il sindaco che si prepara a lasciare il Comune. Il 24 e 25 maggio anche Chieti, la città bella che però si specchia nel dissesto che è sia finanziario che idrogeologico, tornerà al voto: sono già 5 i candidati e tra questi non ci sarà Ferrara. L’uscente sarà candidato consigliere.
IL BUCO DEL PASSATO
Ma com’è possibile che tra il 2010 e il 2020, durante l’amministrazione del sindaco Umberto Di Primio di Fratelli d’Italia, lo stesso Di Primio che adesso è diventato difensore civico della Regione Abruzzo per scelta del centrodestra del presidente Marco Marsilio, il Comune abbia accumulato tutto questo disavanzo, un dissesto senza precedenti in Abruzzo? La prima verità è che quei conti in rosso non erano una sorpresa per nessuno già durante l’amministrazione Di Primio: li conoscevano i dirigenti del Comune, li conoscevano anche il sindaco e i suoi più stretti collaboratori. Ma di fronte agli articoli di giornale che parlavano del buco del Comune di Chieti in continua crescita, da 10 a 20 milioni e poi anche di più secondo un crescendo rossiniano, Di Primio rispondeva che erano soltanto «bugie»: «È tutto falso. Il buco, così come lo chiama il Centro, non esiste».
RITORNO AL PASSATO
Tutto falso secondo Di Primio, tutto vero invece per la Corte dei conti abruzzese che, almeno dal 2017, ha richiamato più e più volte l’amministrazione di centrodestra pretendendo un cambio di rotta immediato. Ma le radici dell’indebitamento del Comune di Chieti si allungano all’indietro nel tempo almeno al 2013 – siamo ai tempi della prima amministrazione Di Primio – perché, così dicono i documenti della Corte dei conti, l’amministrazione di centrodestra aveva fondato il suo modo di governare facendo leva sull’indebitamento. Significa che, per le questioni più disparate, si facevano debiti e poi, per pagare quei debiti, si facevano altri debiti ancora. Era il circolo vizioso dei debiti teatini. Ma in questo meccanismo pericoloso qualcosa non ha funzionato e tutto si è trasformato in una giostra impazzita.
DUE PUNTI CRITICI
Nel 2018 e nel 2019, quando Di Primio era ancora sindaco, la Corte dei Conti ha denunciato due punti critici: il primo era la gestione della Teateservizi, cioè la partecipata comunale della riscossione delle tasse, che però incassava troppo poco tanto che poi è finita in fallimento; il secondo era il ricorso «costante e prolungato» all’indebitamento.
SCOPERTO CON LA BANCA
Sotto accusa c’è quella che si chiama anticipazione di liquidità, cioè uno scoperto concordato con la propria banca tesoriere che però, anche se è ammesso dalla legge, espone l’ente pubblico al rischio default e al pagamento di interessi pesanti. La relazione della magistratura contabile del 2019 sul Comune di Chieti diceva così: «L’esito dell’approfondimento ha palesato una forte crisi di liquidità che caratterizza da oltre un quinquennio la gestione finanziaria dell’ente. Si assiste a un aumento esponenziale delle anticipazioni di tesoreria che risultano non rimborsate». E fare debiti con la banca ha sempre un costo che si spalma su tutti i cittadini e la Corte dei Conti diceva: «Gli interessi passivi sulle anticipazioni concesse dal tesoriere, nel quadriennio 2015-2018, assommano a 1.193.449,19 euro». Quasi un milione e 200mila euro per appena 4 anni è un grande numero: tanto per capirci, è quasi lo stesso importo che è stato utilizzato per rifare e trasformare piazza San Giustino, il cuore della città alta.
«CRISI DI LIQUIDITà»
Un altro passaggio di quella relazione è questo: «La rilevante e perdurante crisi di liquidità, infine, si appalesa in tutta la sua consistenza ove si consideri che, per far fronte al pagamento dei debiti verso i fornitori, l’amministrazione ha fatto ricorso ad anticipazioni di liquidità nel periodo 2013-2015 per un importo complessivo di 24.919.916,27 euro». Un numero troppo grande per le casse del Comune di Chieti, sempre più vuote.
«LA MIA SPENDING REVIEW»
«Nei primi anni di mandato», dice Ferrara, «il fatto di aver dovuto limitare al massimo le spese per qualunque cosa, il fatto di aver potuto aumentare la riscossione dei tributi, il fatto di non aver fatto un solo anticipo di tesoreria, ci ha portati a una spending review utile per ridurre quei 78 milioni di euro che abbiamo trovato nel 2020 a 62 milioni nel 2022. Ovviamente», spiega il sindaco, «ciò non è stato sufficiente per evitare il dissesto economico che ha azzerato tutto. Noi siamo ripartiti e, a dicembre 2025, abbiamo redatto un bilancio previsionale stabilmente riequilibrato per la prima volta, un inedito, nella storia amministrativa di Chieti».
L’ALLARME DI RISPOLI
Quegli atti della Corte dei Conti del 2018 e 2019 precedevano una relazione che rappresenta una pietra miliare nella storia recente del Comune di Chieti: è una relazione del 18 gennaio 2020 – mancano soltanto 8 mesi alle elezioni amministrative – firmata dal dirigente comunale Franco Rispoli in cui si diceva: «Diventa improcrastinabile cambiare il senso di marcia». Non era un invito quello del dirigente Rispoli ma un allarme, l’ennesimo. In quel momento, l’allora sindaco Di Primio avrebbe potuto ancora salvare il Comune, avrebbe potuto dichiarare il predissesto per frenare la deriva dei conti, ma non l’ha fatto forse perché le elezioni erano ormai troppo vicine: Di Primio ha ignorato anche l’ultimo allarme ed è andato avanti verso le elezioni che poi il suo centrodestra ha perso.
DUE SENTENZE SU DUE
E da qui arriviamo direttamente alle due sentenze della Corte dei Conti che hanno condannato proprio l’ex sindaco per quel buco da 78 milioni di euro: secondo la magistratura contabile Di Primio avrebbe fatto troppo poco per mettere al sicuro i conti del Comune. È come se una ferita profonda e sanguinante fosse curata soltanto con un cerotto mentre, per evitare la morte, sarebbero serviti tantissimi punti di sutura. E allora, l’assenza di scelte radicali ha portato al dissesto del Comune di Chieti, e il successore di Di Primio, Ferrara, ha dovuto fare una scelta obbligata. E ci è voluto il coraggio di sopportarne le conseguenze, cioè tasse al massimo per i cittadini, tagli ai servizi e niente più mutui. Questo, in sintesi, è il dissesto finanziario di un Comune. Ci è voluto il coraggio che è mancato a chi c’era prima. «Oltre al coraggio, ci è voluto senso di responsabilità», dice Ferrara, «queste qualità occorrono tutti i giorni per amministrare». Di Primio è stato condannato a pagare una sanzione di 22.000 euro, poi sempre nei confronti dell’ex sindaco è stata dichiarata la sussistenza dei presupposti per l’interdittiva decennale con divieto di accedere a cariche pubbliche elettive o di assumerne di nuove per 10 anni. Ferrara, invece è stato assolto: «È stato oltre che una liberazione un riappropriarmi di quella dignità personale che temevo di aver un po’ perso nei confronti dei miei concittadini», dice Ferrara, «la magistratura contabile ha dimostrato la sua terzietà e la sua obiettività, ristabilendo quelle che erano le verità sul campo».
IL DIFENSORE D’ABRUZZO
Intanto, Di Primio resta al suo posto in Regione: non si è dimesso dall’incarico di difensore civico regionale. Probabilmente farà ricorso contro la sentenza di secondo grado, una sentenza che ha definito «gravida di contraddizioni». Nell’attesa, i consiglieri regionali del Pd gli hanno chiesto di fare un passo indietro e lasciare quell’incarico. Un incarico che vale quasi 4mila euro lordi al mese più i rimborsi spesa.
CRISALIDE E FARFALLA
Il mandato del sindaco Ferrara è in scadenza: mancano soltanto due mesi alle elezioni comunali. Dopo aver ridotto il disavanzo da 78 milioni a 26 milioni, il sindaco farà quello che lui stesso definisce «un passo di lato» e non un passo indietro: il candidato del centrosinistra sarà Giovanni Legnini, ex vicepresidente del Csm ed ex commissario alla ricostruzione nel centro Italia e ad Ischia. «Da tanti mesi, avevo chiesto a Legnini di candidarsi. Lui aveva detto di no all'inizio, poi l’ho convinto man mano perché gli ho fatto capire che dovevamo passarci questo testimone: dopo 5 anni di lavoro in cui ho dovuto sporcarmi le mani e uscendone anche debilitato, da un punto di vista non fisico, ma psicologico, e non ho vergogna di dirlo, ho ritenuto che questo sia il momento in cui una figura forte, carismatica, istituzionale e politica come Legnini sia non solo necessaria, ma indispensabile perché Chieti possa spiccare il muro. Abbiamo coniato una metafora che ci è piaciuta subito a tutti e due: Chieti nel passaggio di staffetta da Ferrara a Legnini passerà dalla crisalide alla farfalla che spicca il volo». E se Ferrara fosse uno studente alla fine dell’anno, che voto si darebbe? «Allora, io prendevo sia alle scuole medie, superiori e poi all’università un voto che non era mai eccellente però era buono: 8, mi darei un 8».

