Chiude la Libreria universitaria Il centro è sempre più vuoto

29 Marzo 2015

Dopo 65 anni, si arrende alla crisi e alle troppe spese anche lo storico punto vendita di via Parini Per decenni è stato un punto di riferimento culturale. Rimane in attività solo il locale di viale Pindaro

PESCARA. Un altro pezzo di storia che dal centro cittadino scompare. Nei prossimi mesi, forse a maggio, chiuderà la Libreria Universitaria di via Parini, per essere assorbita dall’altro locale omonimo, quello di viale Pindaro, dopo circa 65 anni di vita culturale alle spalle. Già, poiché ad abbassare le serrande sarà la libreria che dapprima, negli anni ’50, nacque, fondata da Lidia Cornacchia (deceduta sei anni fa), col nome di Libreria d’Arte.

Un’intestazione che tutt’ora mantiene, in via Parini, seppur soltanto affiancando la denominazione ufficiale dell’esercizio, Libreria Universitaria, oggi condotta dalla sorella di Lidia, Licia, di 82 anni, con ancora tanta voglia di combattere.

Ma da una parte la crisi, dall’altra le spese, nonostante che il locale sia di proprietà, ambedue stanno costringendo la signora Cornacchia a rinunciare a questo punto di riferimento per generazioni di lettori e studenti.

Sì, poiché quando la Libreria d’Arte sorse, per la prima volta in piazza Salotto, con il suo primo nucleo vicino alla farmacia Vizioli, non solo si parla della metà del secolo scorso, ma anche, e soprattutto, di una delle prime librerie di Pescara, se non addirittura la prima, come ricorda con nostalgia Cornacchia.

«Prima di noi», si lascia andare ai ricordi la titolare, «esisteva solo la libreria scolastica Costantini». Dunque, solo scolastica. Ma il racconto è lungo e glorioso, in quanto rappresenta un tratto fondamentale del passato di Pescara. «Dopo il piccolo locale di piazza Salotto», prosegue Licia, «mia sorella si trasferì in via Galilei, trasformandola in libreria universitaria. All’epoca, infatti, l’università era in piazza Primo maggio», rievoca la libraia, «al posto dell’attuale museo Vittoria Colonna. E gli universitari, studenti e docenti, venivano da noi per i libri».

Ma non solo. «Anzi, non venivano soltanto in libreria, ma i professori venivano addirittura a casa. Avevamo formato un cenacolo».

Insomma, un autentico polo culturale, però dei tempi andati, che oggi rivive solo nella memoria degli intellettuali dell’epoca. «Eravamo sempre più centrali per la diffusione del sapere, anche perché, tra l’altro, si organizzavano le presentazioni dei libri».

Un salotto culturale, il quale, più tardi, traslocò. «A un certo punto mia sorella, per l’apertura della nuova sede dell’università, si trasferì in viale Pindaro», mette a punto i tasselli Licia. «Ma per due anni, praticamente pagò l’affitto a vuoto, visto che l’apertura dell’ateneo slittò di un biennio». I tempi arrivano al 1992, quando la libreria, sdoppiandosi, sbarca di nuovo a piazza Salotto, «sotto ai portici, dove ora c’è il negozio Guarini».

E questi sono anche gli anni d’oro nella quale la libreria, complessivamente, tra le due sedi, conta anche un totale «di dieci dipendenti, mentre oggi, tra via Parini e viale Pindaro, ne abbiamo due di qua e due di là», sottolinea Licia con Ermanno Forese, un dipendente, che rammemora che «in passato, abbiamo avuto anche 50 mila libri in catalogo, mentre ora meno della metà».

«Era una libreria da sogno», si commuove Licia, «e quando ripenso a essa, mi vengono le lacrime». Ma l’orgoglio, a Licia, non è scomparso. «Noi ora noi non chiediamo l’elemosina», precisa la titolare nell’attuale sede di via Parini. «Solo che voglio ricordare che altre città, su questi temi, si sono mostrate più sensibili». E chissà che Licia, con un segnale dalle istituzioni o altro, non riconsideri la decisione di chiudere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA