«Chiudiamo i Parchi alle orde di turisti»

Gli ambientalisti abruzzesi dettano le regole contro i disastri
PESCARA. Mai più orde di turisti incoscienti e incontrollati nei parchi d’Abruzzo. Dopo i roghi che hanno cancellato ettari di boschi, e dopo la grande emergenza e le polemiche per lo scioglimento del Corpo Forestale, arriva la carta anti-disastri. A dettare le regole alla Regione, ai Parchi e ai Comuni, sono 18 associazioni ambientaliste, con a capo Wwf e Legambiente. E’ la prima volta che in Abruzzo i paladini dell’ambiente scendono in campo così compatti e determinati. Il decalogo contro emergenze e roghi è l’atto conclusivo di un convegno andato in scena ieri all’auditorium Petruzzi di Pescara. Un convegno interregionale organizzato da cinque istituzioni e società scientifiche e dalle 18 associazioni.
Fiamme sull’Appenino, mai più emergenza incendi, la parola d’ordine e il tema che ha visto salire sul palco personaggi come Silvano Landi, ex generale della Forestale che, nella scuola di Cittaducale, ha formato in quarant’anni di attività, migliaia di esperti in tecnica di spegnimento dei roghi. E che ieri ha esordito nel suo intervento esclamando: «Sciagurata riforma Madia», che ha cancellato la Forestale inglobandola nei carabinieri, i vigili del fuoco e nella polizia di Stato. E umiliato di agenti.
In due giorni di convegno, il primo venerdì a Rieti, il secondo in Abruzzo, i gruppi promotori hanno scritto insieme la carta contro i disastri.
In campo sono scesi il Cisdam(Centro Italiano Studi Alberi Mediterranei), la Sirf (Società Italiana di Restauro Forestale), e la Sism (Società Italiana Scienze della Montagna), quindi la Sabina Universitas Rieti, l’Università degli Studi della Tuscia Viterbo. E inoltre le associazioni Aipin, Ambiente e/è Vita, Archeoclub, Cai-Tam, Collettivo Studentesco Pescara, Conalpa ed Ecoistituto Abruzzo. E ancora: Fondazione Genti d’Abruzzo, Italia Nostra, Legambiente, Le Majellane e la Lipu, per proseguire con Marevivo, Mila Donnambiente, Pro Natura, Scienza under 18, So.Ha.-giovani cittadini attivi e il Wwf. Una pattuglia compatta di associazioni che ha ascoltato l’introduzione di Giovanni Damiani, già direttore tecnico Arta, sul quadro choc in Abruzzo e nel resto d’Italia di roghi devastanti.
Dal 1° gennaio a fine luglio 2017 sono andati in fumo 74.965 ettari di boschi, con un aumento di più del 150% rispetto all’intero anno scorso, che già aveva visto raddoppiati gli incendi rispetto al 2015 (fonte: Rapporto Ecomafie 2016 di Legambiente), e con un costo di più di 22 milioni di euro. In Abruzzo in un solo mese, da metà giugno a metà luglio, sono stati bruciati 26.024 ettari di aree boschive. Le fiamme hanno interessato 136 dei 305 Comuni della Regione, cioè il 45% di essi, per complessivi 210 incendi, per circa 4.000 ettari di superficie boscata su 6.000 ettari percorsi dal fuoco.
È evidente che qualcosa non ha funzionato, sia a livello di prevenzione che nella concreta fase di lotta agli incendi che, è stato ricordato più volte nel corso del convegno, nascono sempre per mano dell’uomo. Ma Landi non ha esitato a denunciare anche la mala gestio dell’emergenza. Spiccano, su tutti, «i 12 elicotteri passati dalla Forestale ai vigili del fuoco che restano a terra per pastoie burocratiche», e «la circolare che vieta ai carabinieri-forestali di intervenire per spegnere gli incendi».
Chi dà fuoco, se non è un piromane o un imprudente, come la donna di Antrodoco che per fare i pomodori in bottiglia ha causato il rogo che ha distrutto i pini della scritta Dux sul Monte Giano, ha uno scopo criminale. Come i roghi di pinete, dice Landi, per procurare legname alle centrali Biomasse. All’etnobotanico Aurelio Manzi è toccato poi il compito di parlare di storia dei rimboschimenti in Abruzzo, mentre Bartolomeo Schirone (Università della Tuscia) ha spiegato le tecniche innovative per rimboschire. Infine sono intervenuti Dario Febbo, ex direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, e le associazioni ambientaliste, non sempre d’accordo con le proposte di chi le ha precedute sul palco.
A conclusione dei lavori le associazioni hanno tirato le somme stilando la carta” per le pratiche virtuose di prevenzione, lotta e interventi post incendio nei boschi”, un documento destinato ha lasciare il segno, e che il Centro anticipa nella sostanza. La carta anti-disastri fa inizialmente cenno a un disegno criminale attuato dalle varie mafie italiane e dalla delinquenza comune con un aumento degli incendi, rispetto alla media degli ultimi 10 anni, del 260%, secondo i dati dell’European Forest Fire Information: la più colpita è stata la Sicilia, seguita da Calabria, Campania, Puglia e Lazio. Anche l’Abruzzo è nella black list.
Uno scenario inquietante, di fronte al quale le associazioni chiedono alla magistratura e agli investigatori uno sforzo straordinario per individuare e punire i criminali che hanno causato gli incendi. Alla Regione, invece, una riorganizzazione capillare del servizio antincendio attraverso l’elaborazione e l’approvazione immediata dei Piani antincendio, assicurando la massima operatività ed efficienza all’azione di prevenzione, controllo e intervento sul fuoco con la dotazione di tutti i mezzi necessari per tali interventi. E quindi di procedere alla messa in sicurezza delle aree percorse dagli incendi secondo metodi scientifici collaudati e scongiurando ogni possibile speculazione. Ma la carta chiede soprattutto di evitare lo sfruttamento illimitato dei tesori naturali del nostro Paese, a cominciare dai più pregevoli: i Parchi Nazionali e le aree protette locali, dove l’ingresso turistico dev’essere governata da regole precise.

