Chiusura della Riello Cassa integrazione e incentivi all’esodo

17 Novembre 2021

Ieri l’accordo in Confindustria per il licenziamento collettivo Ma Fiom Cgil non firma: «Non vincola a reindustrializzare»

PESCARA. È scattata lunedì la cassa integrazione straordinaria di 12 mesi per i lavoratori della Riello di Cepagatti. Ieri pomeriggio, nella sede di Confidustria, si è tenuta una riunione fra le parti interessate, e quindi azienda, rappresentanti sindacali di Uilm e Fiom Cgil, per riaprire la procedura di licenziamento collettivo per tutti i 90 lavoratori, in modo da dare la possibilità a coloro che vogliono andare via, e cercare un nuovo impiego, di avere l’incentivo all’esodo. Un passaggio, insomma, obbligato in quella che è la procedura.
Al termine è stato sottoscritto un accordo, che però ancora una volta non è stato firmato dalla Fiom. «Non l’ho firmato», spiega Alessandra Tersigni, segretario regionale del sindacato, «perché ricalca in toto quelli precedenti: non c’è un impegno per la reindustrializzazione del sito e prevede una cassa integrazione legata solo alle politiche attive, e quindi ai corsi di formazione, senza l’obbligo di assunzione per i lavoratori qualora qualcuno avesse intenzione di acquistare la Riello. Nulla di tutto questo. Di conseguenza», va avanti la sindacalista, «la nostra posizione come Fiom non cambia. Siccome è una procedura che non contempla vincoli alla reindustrializzazione, noi non ci stiamo e ci tiriamo fuori. È stato un incontro», sottolinea il segretario della Fiom, «in cui era tutto sostanzialmente prevedibile».
Ora i lavoratori dovranno decidere cosa fare. Qualcuno, a questo punto, si trasferirà, altri andranno avanti con la cassa integrazione, qualcun altro prenderà gli incentivi che gli spettano e cercherà una nuova occupazione. Un capitolo, quello della Riello, che sembra chiudersi definitivamente e con parecchio amaro in bocca. La vertenza si era aperta lo scorso settembre dopo l’annuncio dell’azienda di chiudere lo stabilimento, con il conseguente licenziamento di 71 lavoratori e il trasferimento di altri 19. Da quel momento è scattata la mobilitazione generale.
Da parte dei sindacati erano stato richiesti tavoli alla Regione, ai ministeri competenti e organizzati sit in di protesta davanti ai cancelli della fabbrica, a Villanova di Cepagatti. Anche la Regione, attraverso l'assessore Quaresimale, aveva sollecitato tavoli nazionali. Lo stesso l’amministrazione comunale. Dall’azienda, il silenzio assoluto sino al 12 ottobre quando, nel corso di un incontro nella sede di Confindustria, aveva dichiarato in maniera definitiva di non avere alcuna intenzione di tornare indietro, e quindi di voler lasciare l’Abruzzo. Di qui altri incontri e proposte e, l'11 novembre, la firma dell’accordo per la cassa integrazione straordinaria legata ai corsi di formazione. Un accordo non sottoscritto dalla Fiom Cgil, la quale al termine del tavolo aveva fatto inserire una nota, dichiarando testualmente di '«non sottoscrivere il verbale, ritenendo che la cassa integrazione per cessazione di attività debba prioritariamente fondarsi sulla reindustrializzazione del sito oltre che su politiche attive». «È stata millantata una reindustrializzazione», aveva detto il dirigente nazionale della Fiom, Mirco Rota, «ma in realtà non è stato assunto nessun impegno, cassa integrazione e licenziamenti accompagnati da quattro soldi».
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