Chiusura maternità Penne ricorre al Tar
PENNE. «Qualsiasi decisione sui punti nascita potrà essere presa in esame solo dal presidente Luciano D’Alfonso. Vedremo nei prossimi giorni cosa accadrà. Di certo ho accolto con favore la...
PENNE. «Qualsiasi decisione sui punti nascita potrà essere presa in esame solo dal presidente Luciano D’Alfonso. Vedremo nei prossimi giorni cosa accadrà. Di certo ho accolto con favore la risoluzione, ma noi intendiamo procedere con ferma opposizione al decreto di chiusura. Abbiamo dato incarico a un legale di verificare la possibilità di presentare ricorso al Tar e in più lo stiamo concertando assieme a tutti i sindaci dell’area vestina». È questo il commento del sindaco di Penne Rocco D'Alfonso dopo la risoluzione dell’opposizione in consiglio regionale approvata con quattro voti del centrosinistra. Per Penne e per il sindaco, una piccola battaglia vinta verso il mantenimento del punto nascite dell’ospedale San Massimo di Penne e, con questo, anche delle strutture a rischio di Sulmona, Atri e Ortona. A votare a favore delle opposizioni di centrodestra e del M5S, Gerosolimo e Olivieri (Abruzzo Civico) e Monticelli e Pietrucci (Pd). Nel consiglio regionale di giovedì, in cui è stata votata anche la risoluzione che prevede il riesame del decreto di chiusura, oltre al sindaco di Penne erano presenti anche i rappresentanti dei comuni di Collecorvino, Picciano, Farindola ed Elice. In segno di protesta, da Penne si è mossa anche la rappresentanza vestina dei 5 stelle.
«C'è soddisfazione e al contempo rammarico», dichiara l’attivista pennese Luca Falconetti, «il popolo abruzzese ha vinto la sua battaglia contro la chiusura dei punti nascita, ma il gruppo amici di Beppe Grillo di Penne era l’unico presente dell’area vestina. I tanti comitati e le altre forze di opposizione che fanno rumore all’interno delle mura cittadine sono risultate non pervenute nel momento decisivo».
Dopo il convulso consiglio regionale, il presidente D’Alfonso ha chiamato i suoi consiglieri in riunione. La volontà del governo regionale sarebbe ancora quella di chiudere i punti nascita che non rispettano gli standard previsti dalla legge.
Al riguardo, anche il movimento per la sanità vestina ha voluto dire la sua: «Chiediamo a D’Alfonso di investire almeno 25 milioni di euro sull’ospedale San Massimo, dato che in questi anni ha subìto solo tagli, e di mettere in condizioni il punto nascite di raggiungere a breve i 500 parti l’anno», sottolinea Frisa, portavoce del movimento.
(f.bel.)
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