Christopher, l’autopsia svelerà in quanti lo hanno accoltellato

5 Luglio 2024

In base alle caratteristiche fisiche dei 2 presunti complici si potrà verificare il racconto del testimone E dal mare sono stati ripescati diversi coltellini. Ma dopo tanti giorni in acqua è sparita ogni traccia utile

PESCARA. Non ci sono solo le accuse del testimone contro i due presunti assassini di Christopher Thomas Luciani. Un responso decisivo per avvalorare quanto lo studente di 16 anni ha raccontato prima agli amici che li aspettavano alla panchina per andare al mare, poi al fratello e ai genitori la sera e infine agli investigatori la notte, è attesa dall’esito dell’autopsia. L’esame eseguito la scorsa settimana dal medico legale Cristian D’Ovidio e dal consulente della famiglia Ildo Polidoro potrebbe infatti dare risposte certe, in base alle caratteristiche fisiche dei due ragazzi arrestati, su chi, e per quante volte, ha infierito sul povero ragazzo colpito prima alle spalle e poi mentre a terra implorava la vita. Venticinque coltellate in tutto con l’aggravante della crudeltà, come scrivono nel decreto di fermo dei due sedicenni il procuratore del Tribunale dei Minori David Mancini e il sostituto Angela D’Egidio: «Infliggevano 25 colpi in zone vitali del corpo, cagionandone la morte, arrecando sevizie ed operando con crudeltà agendo sul Luciani mediante calci e sputi mentre era riverso sul terreno esanime». Intanto il quadro messo insieme finora dagli investigatori della squadra Mobile sta per finire in una corposa informativa nella quale si metteranno insieme tutti gli elementi raccolti finora e che raccontano in maniera dettagliata e soprattutto ricca di riscontri, cosa è avvenuto prima, durante e dopo quel maledetto pomeriggio del 23 giugno.
Innanzitutto i racconti dei ragazzi: del testimone che ha assistito alla mattanza tra le sterpaglie ai margini del parchetto di via Raffaello e degli altri cinque minorenni (alcuni ancora quindicenni) presenti all’incontro con Christopher nella zona della stazione, consapevoli del fatto che il presunto assassino lo cercava per farsi ridare dei soldi e testimoni a loro volta dello sgomento del ragazzo che per primo schizza dall’anfratto dove Christopher era stato portato dal suo creditore e poi raggiunto dal presunto complice. Uno sgomento, quello del testimone, che gli amici raccontano così: «Esce Fabio (nome di fantasia del testimone ndr), mi accorgo che è completamente scioccato. Gli chiediamo che cosa sia successo e lui ci dice “è morto”». E ancora, «l’ho visto molto scioccato». E poi: Gianni e Michele (nomi di fantasia dei due presunti assassini ndr) hanno detto di averlo accoltellato». E un altro: «Fabio quando è tornato indietro ci ha detto che il ragazzo era morto. È stato Gianni a dirmi che lo avevano accoltellato». E un altro ancora: «Gianni e il ragazzo si sono mossi verso le “fratte” e poi si spostano in un’altra stradina. Il ragazzo era davanti, Gianni dietro e dopo un po’ li hanno seguiti Fabio (il testimone, ndr) e Michele (il complice ndr). Dopo un po’ è uscito Fabio, sconvolto, che ci ha detto di non andare dove stava Gianni perché il ragazzo “è a terra” facendoci capire che era stato tramortito. Quello che è accaduto nel parco in seguito me l’ha raccontato Fabio. Mi ha raccontato che lo hanno accoltellato e poi gli hanno sferrato calci e gli hanno sputato. In seguito mi sono sentito e visto con Fabio con il quale abbiamo parlato del da farsi concordando che bisognava denunciare».
Sono questi i racconti che i poliziotti hanno raccolto e confrontato anche con quanto registrato dalle telecamere dei palazzi a ridosso del parco e che confermano non solo tutti i movimenti descritti dai ragazzi, ma anche l’abbigliamento dei presunti assassini e il cambio di abito di cui parlano gli amici e che di fatto fa Gianni prima di andare al mare dove, come riferiscono gli amici, va a buttare dietro agli scogli il coltello da sub avvolto nel calzino del complice. Coltello che, però, ancora manca all’appello. O meglio, sono diversi i coltellini tirati fuori dall’acqua dai sommozzatori dei vigili del fuoco, ma nessuno di questi, per il tempo trascorso in mare, conserva tracce utili alle indagini. Intanto i due ragazzi restano in carcere, a Bari e a Roma, con la possibilità, per le rispettive famiglie di incontrali circa 8 volte al mese. Finora hanno scelto il silenzio