«Christopher vive con noi Ora ripartiamo dai valori»

A Rosciano messa e fiaccolata. E la nonna ripete: nessuno sconto ai colpevoli
ROSCIANO. Un mese dopo le 25 coltellate che l’hanno lasciato esanime, corpo martoriato tra le sterpaglie del parco a due passi dalla stazione di Pescara, Christopher Thomas Luciani è negli occhi e nelle lacrime silenziose dei ragazzi con cui è cresciuto e che ieri pomeriggio si sono ritrovati nella chiesa di Rosciano per celebrare la memoria di un ragazzo che non ha fatto in tempo neanche a compiere 17 anni, il 30 agosto. Perché due coetanei l’hanno ucciso tra sputi e insulti e poi sono andati al mare con il resto della compagnia che li aspettava alla panchina del parco Baden Powell, tra i palazzi eleganti di via Raffaello, in pieno centro. E dopo un mese, il dolore e lo sgomento sono ancora là, nelle parole di don Marco Spadaccini che ieri pomeriggio ha celebrato la messa, ma anche nello sguardo attonito della comunità di Rosciano che dopo la chiesa ha partecipato alla fiaccolata fino alla lapide del 16enne dove Olga Cipriano, la nonna che ha cresciuto Christopher, ha rilanciato il suo appello ai giovani.
In chiesa, e anche dopo al cimitero, c’è il capo della squadra Mobile di Pescara, Gianluca Di Frischia, che con il vice Mauro Sablone ha condotto le indagini che hanno portato al fermo dei due presunti responsabili nell’arco di una notte, c’è il sindaco di Rosciano Simone Palozzo con gli altri rappresentanti dell’amministrazione comunale, il comandante dei carabinieri di Rosciano, gli amici d’infanzia di Christopher, gli ex compagni della squadra di calcio del Rosciano dove aveva giocato fino a prima del Covid, e poi le catechiste, qualche insegnante, i genitori degli amici che lo ricordano bambino e, anche, persone che non l’hanno mai conosciuto ma che hanno voluto esserci. Per la verità, nulla a che vedere con la folla che si era riversata nel parco Baden Powell di via Raffaello nei giorni successivi all’omicidio, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni e, anche, dell’amministrazione pescarese ieri assente. Questa volta è una cerimonia intima ma ugualmente carica di commozione e, se si può, di una consapevolezza che si fa fatica ad accettare.
«anoressia dei valori» Ha parlato di crisi dei valori don Marco, ma anche di speranza, di salvezza: «Anche il Signore è stato ucciso dai malfattori, ha dato la sua vita per noi, ma è risorto». E, ancora, il sacerdote ha parlato di «anoressia delle emozioni, anestesia delle emozioni, incapacità di reagire alla vita: ognuno di noi può essere un tassello per dare il via a un nuovo corso, quando ognuno di noi crede, semina e spera e poi fa quello che può perché ci crede, allora sì che possiamo diventare migliori». E poi la speranza: «Anche di fronte alle cose che ci possono maggiormente colpire come è successo questa volta, non dobbiamo perdere la speranza: partiamo dalla nostra quotidianità, ci sia tra noi un ritorno di valori a partire dalla famiglia. E qui questa sera», ha concluso prima della benedizione, «noi siamo come una famiglia».
I RICORDI L’uscita dalla chiesa composta, la distribuzione e l’accensione delle fiaccole e poi in corteo fino alla parte nuova del cimitero di Rosciano dove, sulla balaustra in cemento rivolta alla montagna e tappezzata di fiori e fotografie, c’è anche quella di Christopher, “nato il 30 agosto 2007, morto il 23 giugno 2024”. «Era una forza della natura», dice Veronica, la catechista che l’ha visto bambino, «un sorriso pazzesco, un vortice che ti avvolgeva, abbiamo fatto tanti campi insieme con l’Azione cattolica. Da quel giorno, incredulità e impotenza». «Aiutateci a essere seminatori di pace, che non si arrendono alla violenza, ma rispondono con il bene», ha ripetuto anche al cimitero don Marco prima di lasciare la parola a Olga Cipriano.
L’APPELLO DELLA NONNA «Parlo a voi, ragazzi, impegnatevi, parlate con i genitori, solo loro vi possono aiutare. E anche voi genitori, dialogate, riprendete un discorso lasciato in sospeso, quando siete a casa lasciate stare i cellulare». Un invito al dialogo per il quale si è offerta in prima persona: «La mia casa è a disposizione, chi ha bisogno di parlare io ci sono, Christopher non deve essere dimenticato e quello che è successo a lui non deve accadere mai più. Per questo andrò avanti per lui. Ricordatevi di provare emozioni dal vivo, di essere voi stessi, non è la divisa che vi fa andare avanti, e poi chi non ha i soldi per permettersi quella divisa fatta di marche e di vestiti tutti uguali, poi ruba o spaccia per essere al pari del gruppo. Invece di spendere i soldi per le canne, metteteli da parte e fateci un viaggio con quei soldi, la vita è bella, ma ognuno di voi deve essere se stesso. Cominciate da questa sera, da quando andate a casa iniziate una nuova vita».
«Si riparte da quello che è successo», ripete nonna Olga, «e per questo la giustizia deve fare il suo corso, nessuno sconto a chi ha ucciso Christopher: sono minorenni, non avranno l’ergastolo, ma almeno 30 anni sì: solo così potranno capire il danno che hanno fatto a mio nipote, a me e alle loro famiglie».
IL RIMPIANTO Ma c’è un rimpianto che non abbandona nonna Olga e lo dice ai tanti che dopo la fiaccolata si intrattengono al cimitero: «L’ho protetto tutta la vita, ma alla fine non ce l’ho fatta a salvarlo. Io e lui eravamo una cosa sola, avevamo un rapporto speciale. Quanti bigliettini mi ha lasciato sotto al cuscino. E anche dopo, quando con l’adolescenza non c’erano più gli abbracci, c’era lo stesso un amore smisurato tra noi».
LA PREGHIERA Per tutti, alla fine, la foto di Christopher in dono con la scritta “c’è un messaggio per te” e dietro una poesia di Madre Teresa di Calcutta. «È il messaggio di Christopher per voi», spiega la nonna ai ragazzi che stringono la foto tra le dita, «l’ho fatta stampare delle dimensioni che possono stare dentro la cover del telefonino, portatevelo sempre dietro». “Ama la vita e amala seppure non ti da ciò che potrebbe»; inizia la preghiera, “non amare mai senza amore, non vivere mai senza vita”, il finale.

