«Ci manca Pescara, qui non torneremo più»

16 Luglio 2021

Una studentessa racconta la sua vita segregata all’interno dell’hotel: abbiamo pianto, è davvero dura

PESCARA. «Vogliamo andare via al più presto e qui non torneremo mai più». Hanno pianto e si sono disperate quando hanno scoperto il contagio delle compagne di disavventura. Hanno temuto per la sorte di tutte loro, sole e in terra straniera. Se potessero tornare indietro «non rifaremmo questo viaggio» e ai loro coetanei direbbero: «Restate in Italia, troppo presto per girare il mondo». Le dieci ragazze pescaresi, 18enni, amiche di scuola (Da Vinci), in isolamento dall’11 luglio (sono atterrate il 2) nell’hotel Covid di Kerkira, in Grecia. Una di loro racconta l’inferno di una esperienza «che comunque ci farà crescere e maturare».
Come state?
«I primi giorni, molto difficili. Abbiamo pianto e ci siamo disperate perché temevamo di positivizzarci, di ammalarci e non ricevere adeguata assistenza. Eravamo molto in ansia».
Col passare dei giorni?
«Ci siamo adattate a questa nuova situazione. Riusciamo persino ad allenarci tra quattro mura, facciamo la spesa via internet in un supermercato qui vicino, leggiamo, studiamo, prendiamo il sole. Possiamo solo muoverci tra camera e balcone. Un inferno».
Quando è iniziata la vostra disavventura?
«Siamo arrivati a Corfù il 2 luglio col traghetto da Bari. Era la nostra vacanza premio dopo gli esami di Maturità. I primi giorni, tutto bene: sole, mare, libertà, gioia. Un giorno, a Ypsos, abbiamo fatto un tampone in farmacia: tutte negative. Ci è sembrata strana la rapidità del test. Mezz’ora dopo ci chiama il farmacista: qualcuna di voi potrebbe essere positiva. Abbiamo contattato le nostre famiglie e istituzioni, il console ci è stato di grande aiuto. Ci ha indirizzati in una clinica di Corfù dove siamo arrivati in moto mezz’ora dopo. Abbiamo fatto i tamponi: positive in sei. Io sono negativa, ma la quarantena è scattata per tutte». Poi cosa è successo?
«Ci hanno prelevato alle 2 di notte dell’11 dalla nostra casa vacanza e portato in questo albergo. Conosciamo gli altri ragazzi pescaresi bloccati con noi. La loro presenza ci è di conforto, ci sentiamo meno sole. Ci manca Pescara, il mare, la riviera, gli amici. Andremo via il 25. E qui non torneremo mai più». (c.co.)