Ci vorrebbe un uomo

che abbia una visione
PESCARA. Gabriele Gravina è il presidente della Figc (Federazione italiana giuoco calcio). Nato in Puglia, è ormai abruzzese di adozione.
Presidente, quali sono le priorità dell’Abruzzo?
«Una delle priorità è la carenza di infrastrutture all'avanguardia soprattutto come centri di aggregazione. Ed è la dimostrazione tangibile che quando si sviluppa una serie di strutture come, per esempio a Castel di Sangro, tutto l'indotto economico si avvantaggia».
Cosa bisogna fare?
«Bisogna sfruttare al meglio le vocazioni delle singole aree, quindi sviluppare la forza dei singoli territori. Castel di Sangro, insieme a Roccaraso, ha scelto la vocazione turistico-sportiva, Sulmona dovrebbe sfruttare molto di più la vocazione storica, culturale e artistica. Sta funzionando la parte del litorale con i trabocchi, per esempio, tra Vastese e Pescarese».
Puntare sul turismo, quindi?
«Sì, ma bisogna ricreare una maggiore relazione tra tutti i territori. L'Abruzzo negli ultimi anni ha visto manifestarsi una disgregazione che rappresenta una minusvalenza. Ci vorrebbe più dialogo tra mare e monti. Solo in Abruzzo puoi sciare e guardare il mare, stare in spiaggia e guardare la montagna. Il vero problema è che manca una visione».
A febbraio si voterà per la Regione. Quale personaggio, nello scenario attuale dei possibili candidati, potrebbe affrontare con maggiore determinazione i problemi appena elencati?
«Con un pizzico di amarezza vedo che c'è solo una lotta legata all'individuazione del candidato e, più è alta la possibilità di vittoria, e più è alto l'accanimento per accaparrarsi la candidatura. Ancora una volta si sta sbagliando. Serve un uomo che abbia capacità di equilibrio, indichi l'orizzonte, abbia un piglio e un background trasversali a tutte le aree della nostra regione (sociali, economiche, imprenditoriali), a prescindere dal colore del singolo partito».

