Cialente e Di Stefano coordinano i soccorsi

25 Agosto 2016

Amministratori aquilani tra i primi ad arrivare dopo i contatti con il collega di Amatrice, Pirozzi

L’AQUILA. Alle 6,30, all’ingresso del centro storico di Amatrice, dove c’è una grossa villa sulla sinistra collassata completamente con dentro i suoi abitanti, si vedeva correre da una parte all’altra il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, che con mezza radice di liquirizia in bocca ormai ridotta male e con le maniche del maglioncino ripiegate sui gomiti coordinava, dava indicazioni, aiutava i primi feriti attoniti a salire sulle ambulanze.

Poco più in là l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano. Sono partiti insieme per raggiungere Amatrice e il suo sindaco, sconvolto, Sergio Pirozzi. A convincerli ad avviarsi in fretta verso la “città sorella” è stata proprio la risposta di Pirozzi a Cialente: “Vuoi sapere che cosa è successo? Quello che è successo a te 7 anni fa”. Sindaco e assessore sono arrivati alle 5,15, molto prima della Protezione civile, dando le prime dritte, le prime coordinate, forti purtroppo della triste esperienza della città capoluogo d’Abruzzo.

Il sindaco ha subito predisposto che una colonna di tecnici e operai del Comune raggiungesse Amatrice per portare aiuto. E di aiuto ne hanno portato sul serio, scavando con le loro mani fino a trovare, proprio loro, la famiglia con due bambini, papà e mamma, uccisi dalle macerie. Cialente e Di Stefano erano lì quando è stato deciso, con Pirozzi, di collocare nella scuola elementare di Amatrice il Dicomac, ossia la Direzione controllo e comando della Protezione civile. Non si trovavano le chiavi per aprire e la porta d’ingresso è stata scardinata con la forza da Cialente. Nella scuola, poi, intorno alle 7,45, la prima riunione tra gli amministratori aquilani e i primi due esponenti del Dipartimento della Protezione civile. Il primo passo del sindaco dell’Aquila è stato mettere a disposizione 250 alloggi del Progetto Case per ospitare gli sfollati di Amatrice: sono in corso i controlli sugli allacci dell’Enel. “Se non fossimo stati noi i primi ad arrivare…”. Una frase lasciata in sospeso per fare intendere che, purtroppo, gli aquilani sanno da che parte cominciare. È stato quando si è cominciato a estrarre le prime vittime, adagiate su un prato nel caos generale, che Di Stefano ha proposto con forza, dopo una rapida perlustrazione, l’apertura e la sistemazione del piano terra di un edificio come obitorio provvisorio.

Marianna Gianforte

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