«Ciao Roberto nel tuo nome Farindola rinascerà»
Pescara, in 1.500 a San Cetteo per l’addio a Del Rosso creatore del resort di Rigopiano: «Lo amavi come un figlio»
PESCARA. «La comunità di Farindola è distrutta ma ci darai tu la forza per rinascere. E lo faremo sempre e per sempre nel tuo nome». Il funerale di Roberto Del Rosso, il creatore e gestore del resort di Rigopiano tra le 29 vittime dell’hotel raso al suolo dalla valanga del 18 gennaio, è una lunga dichiarazione d’amore. Come questa del sindaco di Farindola Ilario Lacchetta che con la fascia tricolore accoglie davanti alla cattedrale di San Cetteo la bara ricoperta di muschio e rose rosse e che poi al microfono ripete «grazie per tutto quello che hai fatto, Farindola non dimenticherà mai chi è Roberto Del Rosso».
Una lunga dichiarazione d’amore che non prevede lacrime, ma solo ricordi e promesse di chi l’ha conosciuto, di chi l’ha amato, di chi ha soltanto sfiorato il talento e la generosità del designer pescarese che alla soglia dei 53 anni lascia alla moglie Emira, ai figli Davide e Stefano, ai fratelli Rossella e Pasqualino e ai suoi nipoti un patrimonio di stima e di affetto che la cattedrale di San Cetteo, ieri pomeriggio, non è riuscita a contenere. Ad accogliere la bara, coperta di muschio e rose rosse e portata a spalle dagli amici di sempre, c’è la corona del presidente della Repubblica affidata a due carabinieri in alta uniforme, e ancora rappresentanti della finanza, della protezione civile, dei carabinieri, dei vigili del fuoco e di tutte le altre forze in prima linea nei giorni delle ricerche. Ci sono i rappresentanti dell’amministrazione comunale con il sindaco Alessandrini che ha proclamato il lutto cittadino e poi circa 1.500 persone. La squadra del Farindola con la divisa sponsorizzata dall’hotel Rigopiano, la Tribù di Farindola («grazie nel credere in questa difficile terra d’Abruzzo» la loro testimonianza) i pulcini della Cantera, la squadra del piccolo Davide. C’è, tra gli altri, Fabio Salzetta, l’unico dipendente dell’hotel risparmiato dalla valanga al contrario di sua sorella Linda, e poi il cantante del Volo Gianluca Ginoble che di Roberto conosceva generosità e talento tanto da chiedergli di ridisegnargli casa e tanto da dedicargli, intonata dall’altare, un’Ave Maria da brividi.
«Irrequieto, folle, ingegnoso, capace, silenzioso, rispettoso, spericolato, sempre avanti. Amante delle piccole cose», dice di lui il fratello Pasqualino preceduto al microfono da uno degli amici d’infanzia, che ne ricorda il genio e il talento, la forza di inseguire e realizzare il suo sogno, «quel paradiso sul Gran Sasso in cui avevi messo dentro ogni risorsa, ogni tua forza e che amavi come un figlio». Dall’altare arriva anche il messaggio del presidente del Pescara Daniele Sebastiani che ricorda i sacrifici e le difficoltà di Roberto, per portare avanti la struttura: «Ho vissuto i momenti più drammatici, ho gioito sapendo che il resort andava a gonfie vele, ho fatto il tifo per te e ce l’hai fatta amico mio». Quando Alessandro Cavallucci, che suonava all’hotel Rigopiano, intona “Buonanotte fiorellino” «tra le preferite di Roberto» piangono in tanti. «Abbiamo parlato di Roberto come se fosse ancora qui», dice alla fine don Francesco Santuccione. Poi la bara viene portata fuori, tra i tanti abbracci c’è quello tra la moglie Emira e Luca Verna, uno dei vigili del fuoco che fino alla fine ha sperato di tirare fuori Roberto dal suo sogno in macerie. «Ma tanto Roberto», dice qualcuno, «è rimasto là. Tra i boschi di Rigopiano.

