Cinghiali, interviene il sindaco: «No alla caccia dentro la Riserva»

Petrucci replica al consigliere Domenicone che chiede l’abbattimento anche nell’area protetta «C’è una legge nazionale che lo vieta». Il direttore scientifico Locasciulli: «Si utilizzino le gabbie»
PENNE. L'emergenza cinghiali fa discutere la politica pennese. Dopo le dichiarazioni del consigliere comunale delegato all'agricoltura Federico Domenicone, che nei giorni scorsi ha aperto ad «abbattimenti mirati degli ungulati su tutto il territorio comunale, incluse alcune zone della Riserva», l'esponente del Pd Andrea Vecchiotti, ex segretario dei democratici vestini, ha detto la sua sull'argomento. «A novembre», afferma, «il sindaco escludeva che avrebbe aperto alla caccia all'interno della riserva, mentre adesso, tramite il consigliere delegato all'agricoltura, la maggioranza comunale abbraccia l'ipotesi di poter far cacciare anche dentro la riserva regionale, con conseguenze negative, sia in termini di tutela ambientale, che sull'attrattivitá turistica». «Sono ben consapevole dell'importanza del settore agricolo e dei danni causati dagli ungulati, ma vorrei che tutti gli enti coinvolti adottassero le soluzioni tecnicamente e scientificamente più efficaci», conclude Vecchiotti.
Sull'argomento anche il primo cittadino di Penne Gilberto Petrucci ha voluto fare chiarezza. «All'interno della Riserva non è possibile cacciare dato che c'è una legge nazionale che lo stabilisce», precisa il sindaco. «È possibile farlo a ridosso della fascia di rispetto dell’area protetta, dove è consentito. Il problema cinghiali è reale e purtroppo interessa tutta l'Italia. Abbiamo aperto un dialogo con tutte le istituzioni coinvolte nella problematica, a partire dalla Regione, affinché si arrivi ad una strategia condivisa». «Nelle aree consentite abbiamo già dato avvio ad una caccia di selezione in base ad alcune segnalazioni», conclude il sindaco di Penne. Il direttore scientifico della riserva naturale Lago di Penne, Osvaldo Locasciulli, ha invece evidenziato l'importanza delle gabbie di cattura e della pericolosità delle carabine.
«Nel 2019 è stato sperimentato un recinto di cattura per cinghiali che ha portato alla cattura di 28 ungulati», spiega Locasciulli. «La caccia al cinghiale può essere praticata con diversi metodi. In Abruzzo quella più praticata è la braccata. C'è poi il problema delle carabine che hanno una gittata che può arrivare fino a 7 km». «Due anni fa, ai limiti della Riserva, un signore è stato gravemente ferito da un colpo di carabina sull’uscio di casa», dice ancora Locasciulli.

