Cinque Stelle alla resa dei conti Marcozzi: Sabatini, ora parlo io

La capogruppo in Regione risponde alle accuse di Lady Rosseau: «La piattaforma aveva tante ombre Ricorderei come Casaleggio e Di Maio decisero a Pescara i nomi dei candidati per le elezioni del 2018»
PESCARA. Un faccia a faccia «in un luogo tranquillo» tra Luigi Di Maio e Davide Casaleggio per chiudere le liste del M5S alla Camera dei deputati e al Senato. A rivelare il retroscena è Sara Marcozzi, capogruppo del M5S in Regione. Un incontro riservato, nonostante la trasparenza della Piattaforma Rousseau, per decidere ed eventualmente depennare i candidati ritenuti sgraditi per le elezioni politiche del 2018. Questo emerge dai ricordi di Marcozzi. Da una parte Di Maio, che poi sarebbe diventato ministro, e dall’altra Casaleggio, socio fondatore del M5S e presidente dell’associazione Rousseau. Anche Marcozzi, dopo il deputato grillino Gianluca Vacca, parla di «ombre» su Rousseau. Alle accuse di Enrica Sabatini, compagna di Casaleggio, e del libro “Lady Rousseau” – «Il M5S è morto», «è stato inglobato e masticato dal Pd», «Il M5S è stato tradito» – Marcozzi risponde in questa intervista: «Ora le cose vanno male», dice, «ma il M5S non è morto».
Il deputato Gianluca Vacca ha parlato di «ombre» su Rousseau: lei che ne pensa?
«Sono d’accordo. Non era il modello perfetto che si vuole far credere. Durante le ultime regionarie in Abruzzo, le regole per le candidature sono cambiate più volte: prima si è concesso ai consiglieri comunali in carica di partecipare e poi sono stati esclusi dalle liste. Poi lo strano caso di esclusione di Pietro Smargiassi. Tutto ciò ha indebolito la lista e minato la credibilità del M5S. E ancora la polemica sulla certificazione della lista di Pescara. Insomma, l’elenco di ombre, almeno in Abruzzo, è lungo».
C’era trasparenza nei comportamenti di Casaleggio?
«Non voglio mettere in dubbio la sua buona fede, forse dimentica qualche episodio».
Lei, invece, si ricorda un episodio in particolare?
«Pochi giorni prima del deposito delle liste per le politiche 2018 – elezioni per le quali io curai l’intera campagna elettorale – si svolse Villaggio Rousseau a Pescara. Tutto il M5S era qui e io ero presente quando Luigi Di Maio raggiunse un luogo tranquillo per “chiudere” le liste di Camera e Senato e Davide Casaleggio andò con lui. Allora Davide non ebbe nulla da recriminare sul metodo. Che senso ha farlo dopo 4 anni? Anche la lezione morale ex post sui valori di un tempo: finché Rousseau ha lavorato con il M5S tutto bene, da quando si è interrotta la collaborazione tutto male? L’integralismo a intermittenza non convince».
Ha letto il libro “Lady Rousseau”?
«No. Conosco le vicende, non mi occorre una visione di parte».
E che giudizio dà di Enrica Sabatini?
«Visto come si è lasciata e continua a comportarsi con il M5S ritengo che difficilmente potrà trovare nuovi partner o clienti disposti a instaurare un rapporto di fiducia».
Il M5S, adesso, è morto o vivo?
«Non ho ancora avuto notizia dell’avvenuto decesso, ma sono abituata ad affrontare la realtà senza nascondermi: le cose adesso vanno male. Ma come tutti i partiti, il M5S è fatto di uomini e donne e tra questi ci sono persone di valore che hanno portato risultati concreti per l’Italia: il Superbonus o il Reddito di cittadinanza che, comunque la si pensi, durante la pandemia ha salvato vite. In Abruzzo, dall’opposizione, abbiamo raggiunto obiettivi importanti: risorse aggiuntive in bilancio per sanità, infrastrutture e turismo, leggi a tutela di professionisti, comunità energetiche e prevenzione incendi. E presto vedrà la luce la Commissione d’inchiesta sull’acqua che ho richiesto personalmente. Parliamo con i fatti».
Sabatini ha detto che «il M5S in Abruzzo ha esaurito la sua forza ed è stato inglobato dal Pd»: secondo lei è vero?
«Il gruppo regionale ha sempre mantenuto la sua identità e autonomia. Personalmente, in più di una occasione, da ultimo nelle elezioni dell’Aquila, ho manifestato le mie perplessità e chiesto che a tutti i livelli ci fosse pari dignità e reciprocità tra M5S e Pd. Il problema di chi sta a Roma o Milano è non avere piena contezza della reale situazione sui territori».
E cosa ne pensa delle nomine decise da Conte anche per l’Abruzzo?
«Attendo di vederle tutte. Intanto faccio i miei auguri all’amico e neo referente regionale Gianluca Castaldi. Accollarsi responsabilità, dirimere controversie e, quando serve, prendere posizioni scomode per il bene di un gruppo e non solo per il proprio interesse è faticoso. In Abruzzo l’ho sempre fatto io, tra onori e oneri, adesso tocca ad altri».
Lei sta con Di Maio o con Conte?
«Io sto con gli abruzzesi e gli italiani. Le guerre personali le ho spesso subite ma mai alimentate. Certo fa male vedere tanti portavoce che devono il 33% e la loro elezione a Di Maio accanirsi contro di lui in una campagna d’odio e irriconoscenza che fa male al M5S e indebolisce anche la leadership di Conte. Trovo insopportabili le batterie di agenzie di truppe cammellate convinte, sbagliando, di compiacere il nuovo capo».
Vincolo di secondo mandato: dice sì o no?
«Dico che è l’ultimo dei problemi del M5S e degli italiani. Abbiamo bisogno di rafforzare l’economia del nostro Stato per gli effetti di guerra e pandemia, di tutelare la competitività e favorire l’innovazione delle imprese nella cornice della transizione energetica globale, rafforzare la medicina del territorio e le strumentazioni sanitarie».
Lei ha abbracciato il M5S da tempo: da allora, com’è cambiato il M5S?
«Siamo maturati, abbiamo capito che la real politik è un’altra cosa. È finito, a mio avviso, il tempo dell’accusa fine a se stessa e del dito puntato. Gli abruzzesi e gli italiani i problemi li conoscono meglio di noi e ci hanno eletto per risolverli, non per farci una foto davanti a un ospedale, un cantiere o una fabbrica che sta per chiudere».

