Ciofani: «Noi medici non possiamo sottrarci alle cure, la legge non lo permette»

Suscita perplessità l’iniziativa del Comune per l’istituzione di un registro per il cosiddetto testamento biologico, ossia la scelta dei trattamenti sanitari cui essere sottoposti nel caso ci si...
Suscita perplessità l’iniziativa del Comune per l’istituzione di un registro per il cosiddetto testamento biologico, ossia la scelta dei trattamenti sanitari cui essere sottoposti nel caso ci si dovesse trovare in fin di vita e incapaci di intendere e di volere. Abbiamo sentito il parere di un medico, il primario del reparto di Dialisi dell’ospedale civile Antonio Ciofani (nella foto) e suo fratello Carmine, avvocato esperto in materia. «Il medico», dice Antonio Ciofani, «non è obbligato a rispettare le volontà di un paziente iscritto nel registro per il testamento biologico. Se io decidessi di non fare una dialisi ad un malato grave, significherebbe condannarlo a morire. In questo caso, rischierei di incorrere in sanzioni penali. La decisione di smettere le cure può essere presa solo per pazienti che non hanno più speranze. Ma ciò non vale per l’idratazione e l’alimentazione. Può essere staccato il respiratore solo se il malato non ha più la respirazione volontaria». Dello stesso parere l’avvocato Carmine Ciofani, fratello del primario, che 4 anni fa organizzò a Pescara un convegno sul testamento biologico con l’allora senatore Ignazio Marino. «È vero che l’articolo 32 della Costituzione stabilisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, se non per disposizioni di legge», afferma, «ma nel momento in cui un paziente è ricoverato in ospedale deve essere sottoposto a trattamento medico. Senza una legge di riferimento, non si può decidere di non farsi curare».

