Città Sant'Angelo, centro tricologico sotto sequestro

15 Aprile 2016

Interdizione all'attività per cinque anni alla struttura specializzata nella cura dei capelli: era priva della regolare autorizzazione sanitaria

CITTA' SANT'ANGELO. Interdizione, per un periodo di cinque anni, dell'attività di specialistica chirurgica e specialistica medica di trapianto del capello: lo prevede l'ordinanza 32 del 2016 del Comune di Città Sant'Angelo, riguardante il centro tricologico sottoposto a sequestro preventivo a inizio aprile, nella cittadina angolana, su disposizione del gip, dopo che i carabinieri del Nas di Pescara avevano accertato la mancanza dell'autorizzazione sanitaria. I militari, nel corso di un controllo, avevano infatti appurato che la struttura eseguiva attività sanitarie e di trattamento del capello operando in carenza di autorizzazione sanitaria così come previsto dalla legge regionale 32 del 2007, norma che disciplina tutti i requisiti strutturali, tecnologici ed igienico-sanitari che le attività del genere devono avere, ed avevano chiesto al Comune di «valutare l'opportunità di adottare un'ordinanza di chiusura immediata». Poi, a inizio mese, il sequestro preventivo della struttura, disposto dal gip del Tribunale di Pescara, su richiesta del pm titolare del fascicolo; indagato il legale rappresentante della società. Nell'ordinanza viene ricordato che le strutture già operanti sul territorio, come nel caso del centro tricologico in questione, per effetto della legge 32, «dovevano presentare la domanda per l'autorizzazione definitiva entro il 6 ottobre 2009», che la struttura ha presentato «domanda per l'autorizzazione alla realizzazione di un ambulatorio di specialistica chirurgica e specialistica medica in data 16 ottobre 2015» e che il Commissario ad acta della Regione Abruzzo ha comunicato il «preavviso di diniego di nulla osta di compatibilità programmatoria all'istanza di autorizzazione in quanto, nell'ambito del Distretto di Base n. 3 dell'Azienda Asl di Pescara non vi era più capienza». Di conseguenza, accertata la carenza dell'autorizzazione, è stata disposta l'interdizione, in base alla stessa legge del 2007, secondo cui «l'esercizio delle attività sanitarie e socio-sanitarie in carenza di specifica autorizzazione comporta per il trasgressore l'interdizione all'esercizio delle stesse attività per un periodo di cinque anni».