Città della musica finita e abbandonata

19 Ottobre 2014

Di Pietrantonio accusa la giunta Mascia di immobilismo e sferza Alessandrini: è ora di farla finalmente funzionare

PESCARA. È una scatola vuota che rischia di diventare definitivamente un simbolo di sperpero, in termini di occasioni e di denaro. La Città della musica, «la visione» come la definisce Moreno Di Pietrantonio che per primo, nel 2004, l’ha sognata e voluta al posto dell’ex inceneritore di via Raiale, è già un’incompiuta. Realizzata per il primo lotto grazie a gran parte di fondi europei con il progetto Urban 2, a fronte di una spesa complessiva di 2.366.551 euro, aspetta ora di prendere vita prima che lo stato di abbandono in cui si trova vanifichi tutte le energie che si porta dentro.

«Quando abbiamo avuto l’idea e la visione di realizzare la Città della Musica nell’ex inceneritore», denuncia Di Pietrantonio, oggi consigliere di opposizione com’era all’epoca della giunta Pace quando nacque l’idea, «abbiamo immaginato di realizzare un centro di produzione e di cultura musicale unico nel suo genere, di riferimento, capace di collocare Pescara all’attenzione nazionale ed europea».

Un polo capace di contenere sale di registrazione e di prova, una sala grande abbastanza per ospitare un’intera orchestra, una scuola di musica, un auditorium, una mediateca, un bookshop, una sala per audiovisivi e un caffè panoramico affacciato su Pescara, con strumenti e attrezzature a disposizione dei suoi frequentatori. Insomma, un punto di riferimento che richiamasse a Pescara non solo le band di tutto l’Abruzzo, ma artisti di fama internazionale per concerti, corsi di formazione e stage. «Tante occasioni fortunate ci hanno portato alla sua realizzazione, almeno del primo lotto», ricorda Di Pietrantonio che se n’è occupato direttamente quando era assessore nella giunta D’Alfonso, «ma adesso rischiamo veramente di vederla diventare una cattedrale nel deserto».

«L’idea», spiega ancora Di Pietrantonio che in via Raiale portò anche Franco Battiato, «era quella di creare una struttura pubblica con una gestione allargata, con il coinvolgimento di altri enti pubblico-privato a disposizione di tutti. Ma abbiamo realizzato la struttura con fondi europei e poi cinque anni di buio. La struttura è ancora chiusa». Un’accusa che mira dritto al cuore della giunta di Albore Mascia, ma che oggi diventa anche una sferzata per la giuntaa di centrosinistra guidata da Marco Alessandrini. A cui Di Pietrantonio manda a dire: «Adesso bisogna ripartire recuperando il tempo perso, bisogna trovare fondi anche europei con idee e progetti, coinvolgendo tutti gli enti: Regione, Provincia, Camera di Commercio, Conservatorio, Università, fondazione PescarAbruzzo e banche con la creazione di un distretto culturale che veda al centro la Città della musica». Perché il problema, fa notare Di Pietrantonio oggi fuori dai palazzi della politica, «è proprio quello della gestione, fermo restando che dopo il primo lotto c’è da completare gli altri. Ma il potenziale, così com’è, è già enorme», sottolinea, «si tratta di metterci mano chiamando a raccolta tutti i soggetti utili a creare una rete per la sua gestione. Teniamo presente che il potenziale dell’utenza è immenso, l’obiettivo è di farne un punto di riferimento nazionale ed europeo, dove produrre anche musica, dove si incide e si fanno i concerti. Servono altri fondi, certo», conclude, «ma bisogna studiare il progetto e presentarlo in Europa. Con il coraggio di osare».

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