Città S. Angelo dice no ai fanghi di Pescara

I residenti tornano a protestare contro la piattaforma a Piano di Cona. E i grillini chiedono spiegazioni a D’Alfonso
SANT’ANGELO. I cittadini non abbassano la guardia sul progetto di realizzazione di una piattaforma per il trattamento e il recupero dei sedimenti derivanti dal dragaggio in località Piano di Sacco, a Città Sant'Angelo, di cui si parla ormai da anni e che ora è spuntato fuori di nuovo. Se nel 2015 i residenti si sono organizzati anche con una petizione destinata alla Regione, che ha consentito di raccogliere 1700 firme di protesta contro questo e altri progetti relativi alla stessa zona, stavolta la questione diventa politica perché i cittadini hanno chiesto aiuto al Movimento cinque stelle e il consigliere regionale Domenico Pettinari ha presentato un’interpellanza, con alcuni quesiti al presidente Luciano D'Alfonso e all'assessore competente.
L'idea di dar vita alla piattaforma non è nuova, anzi se ne discute dal 2011, ricordano Pettinari e Luciano Carpentieri, alla guida dell'associazione Sos Elice, che sta portando avanti questa battaglia insieme a Ripamare di Collecorvino, guidata da Lido Di Simone, e La Nostra Terra, rappresentata da Alessia De Leonibus. Stando alla ricostruzione di Pettinari e delle associazioni un primo stop al progetto, presentato dalla ditta Nicolaj, era arrivato dal Comitato Via della Regione che, a ottobre 2015, ha rinviato tutto a procedura Via (Valutazione di impatto ambientale), non potendo essere seguita la procedura della Valutazione ambientale, perché non sarebbe stato dimostrato «in maniera inequivocabile che l'impianto non ha impatti negativi e significativi sull'ambiente».
Ma la ditta proponente, «che ha investito molto sull'area», non si è arresa, e ha presentato a maggio 2016 una richiesta per il rilascio della Valutazione di impatto ambientale sempre per lo stesso progetto. La pubblicazione sul sito della Regione «è avvenuta il 17 giugno e da allora», dice Carpentieri, «li abbiamo già riempiti di osservazioni. Altre ne presenteremo prima della scadenza del termine, il giorno dopo Ferragosto». Le ragioni del no sono sempre le stesse, oggi come allora, e sono tutte di natura "ambientale". «Non ci sembra possibile», dice Carpentieri, «che venga rilasciata un’autorizzazione per un impianto del genere, visto che quest'area fa parte di un distretto rurale, è prettamente agricola, anche se classificata dal punto di vista urbanistico come industriale, e di fatto è priva di tutte le infrastrutture necessarie per essere considerata industriale. Qui attorno, ci sono colture di pregio e sorgono delle industrie alimentari per cui si dovrebbe pensare di puntare su un'altra zona, per questo impianto. E comunque chiediamo alla Regione di analizzare con attenzione tutta la documentazione prodotta dal privato, senza leggerezza». Tra i punti contestati c'è anche la possibile realizzazione di pozzi per l'approvvigionamento idrico, nonostante esista un divieto della Regione di «creare pozzi che non siano a uso umano», dice Pettinari invitando proprio la Regione a uno stop. E poi, ricorda, «il soggetto proponente è stato coinvolto nell'inchiesta sul dragaggio del porto di Pescara» del 2011, per cui il Movimento 5 stelle ritiene che «ora non potrebbe gestire un impianto del genere». Le risposte arriveranno in aula, quando la giunta dovrà rispondere ai quesiti di Pettinari su «come intenda muoversi in relazione a questo progetto» che i grillini chiedono di «rigettare».

