Città Sant'Angelo, gravidanza con un ovulo da donatrice eterologa

8 Maggio 2015

Ad effettuare l'intervento il centro Tecnobios di Bologna nella clinica Villa Serena di Città Sant'Angelo. "Manca la cultura della donazione spontanea di ovuli da parte delle donne"

CITTA' SANT'ANGELO. Prima gravidanza in Abruzzo con la tecnica della fecondazione assistita eterologa, effettuata nel centro Tecnobios, nella clinica Villa Serena di Città Sant’Angelo, specializzato nella diagnosi e cura della sterilità e nelle tecniche di procreazione in vitro. Nel grembo di una 35enne, che non riuscendo a rimanere incinta in modo naturale si è rivolta alla struttura di Villa Serena per diventare mamma, batte il cuoricino di un embrione di nove settimane, generato dall’ovulo donato da un’altra donna. Una gravidanza ottenuta attraverso la fecondazione eterologa con un ovulo donato da una donna che a sua volta si era sottoposta a terapie e che ne aveva in sovrannumero. La notizia viene dal centro Tecnobios di Bologna. «Nonostante la sentenza della Corte Costituzionale che riammette l'eterologa sia di più di un anno fa, ancora ci sono enormi difficoltà per le coppie, per questo una gravidanza del genere fa ancora notizia - sottolinea Andrea Borini, direttore di Tecnobios -. Contrariamente ad altri casi conosciuti, in cui si è usato un ovulo importato, in questo caso a rendere possibile la gravidanza è stato l'altruismo di una donna, che ha donato uno degli ovuli in sovrannumero, mentre la ricevente si era sottoposta già a diverse terapie senza successo prima di decidere per l'eterologa». Questo tipo di donazione, sottolinea Borini, non è però sufficiente a coprire il fabbisogno. «La richiesta è in forte aumento negli ultimi anni - spiega - solo noi abbiamo una lista d'attesa d oltre 500 coppie, che potrebbero dover aspettare più di un anno, al punto che molte decidono di andare all'estero comunque. Da noi manca la cultura della donazione spontanea da parte di donne che non si sono sottoposte a trattamenti, e quindi rimane la discriminazione tra chi può , che continua a rivolgersi altrove, e chi invece deve rassegnarsi ad aspettare».