Città Sant’Angelo piange Di Simone imprenditore tifoso

Titolare del mobilificio da oltre 40 anni nel centro storico ha sempre seguito le sorti della squadra del Pescara calcio
CITTA’ SANT’ANGELO. È scomparso all’età di 85 anni Dante Di Simone, imprenditore di Città Sant'Angelo che proprio nel cuore del borgo angolano aveva da oltre 40 anni il suo storico mobilificio. Era malato da anni, ma nell’ultimo periodo le sue condizioni erano peggiorate, fino ad arrivare al triste epilogo di ieri notte. Oltre all’attività imprenditoriale, per diversi anni Di Simone ha ricoperto un incarico alla Soprintendenza della Regione Abruzzo, lavorando a stretto contatto con il giornalista ed ex direttore di Rete8 Pasquale Pacilio. Chi adesso lo piange e lo ricorda, lo descrive come una persona estremamente generosa, capace di farsi da sola: Di Simone ha ereditato dal papà falegname la passione per il suo mestiere, tanto da trasformarlo in un’attività conosciuta e apprezzata non solo a Città Sant’Angelo, ma anche fuori. I suoi lavori hanno arredato le case di centinaia di famiglie, colpite anche dalla disponibilità con cui lui curava i rapporti personali, oltre che professionali. Sarà stato anche per questo motivo che, da quanto racconta chi l’ha conosciuto, Di Simone non ha mai perso occasione per aiutare il prossimo, complice anche l’appartenenza alla confraternita della chiesa di San Francesco. Molto conosciuto anche a Pescara, è sempre stato tifosissimo della squadra di calcio biancazzurra, fin dagli spareggi di Bologna alla fine degli anni 70. Per una vita ha avuto l'abbonamento in tribuna Adriatica dove, come racconta il genero Massimiliano Verrocchio, «all'inizio andava in compagnia della moglie. Anche se a lei la partita non interessava più di tanto, riusciva a trascinarcela con la scusa del gelato che a quei tempi veniva offerto a tutti gli spettatori».
Un amore, quello per il Delfino, che con il passare del tempo ha trasmesso a tutta la famiglia. Oltre al Pescara, l’altra sua grande passione era quella per i colori nerazzurri dell'Inter: «Da quando hanno vinto il Triplete mi salutava facendomi segno con le tre dita della mano», ricorda ancora il genero, tifoso della Juventus. «Lui poi era innamorato delle macchine italiane e in particolare della Uno. Mi diceva sempre: io che tifo Inter compro la macchina che produce la tua proprietà, mentre tu che tifi Juve preferisci quelle straniere».
Fino all’ultimo la famiglia l’ha curato e coccolato nella casa che affaccia sulla circonvallazione, mentre in precedenza per parecchi anni Di Simone ha vissuto proprio al centro del borgo. Tanti i messaggi di cordoglio e di vicinanza arrivati durante la giornata di ieri, quando la notizia della sua scomparsa ha iniziato a diffondersi a macchia d’olio. Di Simone lascia la moglie Maria Luisa, che con lui gestiva l'attività di famiglia e i figli Tiziana e Giovanni. I funerali sono in programma questo pomeriggio nella collegiata di San Michele Arcangelo, con inizio alle 14,30. La cerimonia seguirà tutte le prescrizioni per mantenere il distanziamento, così come previsto dalle regole per contrastare la proliferazione del coronavirus.

