«Classi sdoppiate? Servono più docenti e personale Ata»

PESCARA. La scuola del futuro? Bocciata. Il piano scuola proposto dal governo? Bocciato. Il post emergenza «sta aprendo la strada alla privatizzazione dei servizi». Non si potrà affrontare «lo...
PESCARA. La scuola del futuro? Bocciata. Il piano scuola proposto dal governo? Bocciato. Il post emergenza «sta aprendo la strada alla privatizzazione dei servizi». Non si potrà affrontare «lo smembramento delle classi senza aumentare il numero del personale docente e Ata». Ma mancano gli spazi dove fare didattica «altrimenti cerchiamoli nei cortili, all'aperto, nei teatri, nelle tende e nei centri di aggregazione giovanile». La didattica a distanza «ha lasciato indietro l'istruzione di tanti studenti». Di questo passo, «in un clima di approssimazione e vaghezza, a settembre non si torna a scuola». Docenti, sindacati e famiglie «vedono nero». Solo i bambini hanno le idee chiare: «Vogliamo tornare a scuola in anticipo, già dal 1° settembre, per rivedere i nostri compagni, gli insegnanti e le bidelle. Fare i compiti su whatsapp e online è stato uno strazio». Ieri pomeriggio, in piazza Sacro Cuore, c'era la rabbia composta di un centinaio, tra docenti, sindacalisti, mamme e papà con figli al seguito, che tra slogan, striscioni e cartelli e megafoni in mano, hanno gridato forte «Io non resto a casa», «Io mi disconnetto», «Io ho diritto a una scuola sicura». La manifestazione, che ha seguito l'onda della protesta in 60 città italiane, è stata organizzata a Pescara dai Nastrini Liberi Uniti, collettivo sPaz e Unione sindacati di base, riuniti nel comitato nazionale "Priorità alla scuola", a cui si sono affiancati Cobas, Cidi (Centro iniziativa democratica insegnanti) e Par (Patto Abruzzo resiliente) e Rifondazione. «Questa mobilitazione», attacca il coordinatore dell'iniziativa, Francesca Carusi, leader dei Nastrini, «ha lo scopo di ridare alla scuola quella visibilità che si è persa senza una visione programmatica di servizi e mancanza di fondi per realizzare gli obiettivi del ritorno in classe in sicurezza. In queste condizioni non si può rientrare». Lorella Cappio, Cobas e prof alla Rossetti: «Se si sdoppiano le classi, bisogna subito assumere precari e personale Ata. Temiamo che con la scusa dell'emergenza si vogliano esternalizzare interi settori della didattica con accordi che si muovono tra sfruttamento dei lavoratori e meccanismi clientelari». Mentre la scuola, per Luigia Amoroso, Cidi «deve sburocratizzarsi, occuparsi della formazione dei docenti e mettere mano alle debolezze strutturali». Il candore dei piccoli Pietro Di Vincenzo, Giovanna Caracciolo con la sorellina Dora, 6 anni, Viola Grilli, Giulia Di Francesco, Nicla Paolone e Alessandra Ricci, accompagnati dai genitori Sara e Marzia Foglietta, Emanuela Grande e Giorgia Delli Rocili, ha disvelato la verità sulla didattica a distanza: «Uno strazio leggere i compiti su whatsapp», raccontano gli alunni delle primarie, «tra connessioni che sparivano, stampanti che si rompevano e interrogazioni saltate. Spesso papà e mamma ci hanno fatto da maestri». Tra i ragazzi dello sPaz, Carlo Damiani, Federico Stigliano, Alexandra Forcella e Nicole Della Rocca.

