Classico, arriva la polizia e alla fine scoppia la pace

Mattinata di tensione, la preside impedisce l’ingresso ai ragazzi che protestano Grazie alla Digos raggiunta un’intesa su contributo volontario e settimana corta
PESCARA. E' pace fatta tra la preside del liceo Classico D'Annunzio Donatella D'Amico e i 300 studenti (sostenuti dai genitori) che per tre giorni hanno inscenato una protesta contro i disagi causati da due provvedimenti: la settimana corta e il contributo volontario. L'accordo tra le parti è stato raggiunto nel tardo pomeriggio di ieri, dopo una mattinata incandescente che ha visto preside e studenti muro contro muro.
La pace è scoppiata anche grazie a una articolata mediazione degli agenti della Digos (successivamente sono arrivati anche gli agenti del gruppo Giona della polizia municipale) intervenuti sul posto, dopo essere stati contattati dal dirigente scolastico, che hanno spiegato ai ragazzi le conseguenze penali legate alle occupazioni non autorizzate.
Stremati dal freddo, i ragazzi, in tarda mattinata, hanno tentato di occupare pacificamente l'istituto entrando dal portone principale, ma sono stati bloccati dalla preside che arginava il «traffico in uscita degli studenti che avevano fatto lezione in classe» e che cercava di «ripristinare le condizioni di sicurezza nell'edificio». «Siamo stati cacciati dalla preside che ci ha chiuso le porte in faccia», è invece la versione di Chiara Michelini, uno dei portavoce dei liceali che, insieme al compagno Otman Hmich (di origine marocchina), erano saliti nell'ufficio della D'Amico per consegnarle la richiesta ufficiale di occupazione degli spazi.
«Non abbiamo interrotto il pubblico servizio degli amministrativi né infastidito le lezioni. Volevamo solo entrare per proseguire la protesta dentro la scuola. Per tutta risposta», racconta Michelini, «la preside, che avremmo voluto si comportasse come una madre, ci ha cacciati dall'ufficio, ricordandoci che risultavamo assenti, ha avvertito i nostri genitori, contattato la polizia e minacciato di denunciarci». Minacce bonarie secondo il dirigente scolastico, «che servono a crescere, lo dico come fossi una madre che deve educare facendo rispettare le regole perché questo è anche il compito della scuola». E «non è vero che li ho cacciati».
Il problema è che «una cinquantina di studenti», spiega la preside, «sono entrati nell'atrio, si sono seduti per terra e hanno creato una situazione di intasamento degli ingressi, parte dei quali sono rimasti aperti per favorire l'uscita da via Firenze dei ragazzi che avevano fatto lezione». Oggi i contestatori (che martedì scorso hanno avviato la mobilitazione al parco de Riseis, poi trasferita al Dopolavoro ferroviario e quindi all'istituto di via Venezia) si riuniranno nel cortile della scuola in assemblea straordinaria per mettere nero su bianco le proposte da sottoporre ai vertici scolastici. Tra queste vi è il ridimensionamento della settimana corta. «Che rimane sempre di cinque giorni», precisa Michelini, «ma con la riduzione delle ore da 55 minuti a 50, con orari diversificati di ingresso, dalle 8.15 alle 13.45 e per due giorni a settimana dalle 8 alle 14». Una proposta che incontra il favore della dirigente scolastica, la quale però precisa che «l'ultima parola spetta ai docenti a cui è demandato compito di articolare orari e lezioni».
In ogni caso, la preside conferma «l'apertura a dialogo e proposte concrete». Sul contributo volontario, D'Amico precisa che non è di 80 euro complessivi, conferma che rimane volontario - «non è mai stata deliberata l'obbligatorietà» -e ammonta a 30 euro per ottenere polizza assicurativa con responsabilità civile e infortuni, servizi telematici e libretto delle giustificazione.
Con l'aggiunta di 50 euro si possono scegliere le attività culturali in programma. Nel frattempo, la mobilitazione degli studenti si ferma, anche in vista del Natale. Si ritengono «abbastanza soddisfatti dell'accordo che ha riaperto il dialogo» tra le parti. Sulla settimana corta, la preside azzarda: «Agli studenti sta bene con qualche ritocco, ai genitori che hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato, no. Ma fin quando il Consiglio non si pronuncia con una sentenza ufficiale, io non posso apportare cambiamenti». Quindi, per ora resta la settimana corta e i contestatori smobilitano il presidio e tornano a casa. Se ne riparla dopo le vacanze.

