Classico, genitori in rivolta: non pagheremo gli 80 euro

La pace tra preside e studenti non ha placato le polemiche sulla settimana corta «Vogliamo un referendum oppure non verseremo più il contributo volontario»
PESCARA. Hanno deciso di non pagare più alla scuola il contributo volontario che va da 30 a 80 euro e chiedono alla preside del liceo Classico l'istituzione di un «referendum tra genitori e alunni» allo scopo di verificare in quanti realmente vogliono la settimana corta. Provvedimento rifiutato dagli alunni a tal punto che «in molti, anche ad anno iniziato, hanno deciso il trasferimento in altre scuole». Archiviate, con un accordo bonario tra le parti, le contestazioni dei 300 studenti del liceo classico D'Annunzio che hanno protestato tre giorni contro i provvedimenti usciti dalla presidenza dell'istituto di via Venezia, diretto da Donatella D'Amico e dal consiglio di istituto, ora sono i genitori degli alunni ad alzare la voce. Oltre 370 famiglie, tanti dicono di essere, su 800-900 iscritti allo storico istituto, hanno manifestato in tempi e modi diversi, tra discese in piazza, documenti protocollati e ricorsi al Tar, una «chiara contrarietà» al provvedimento che da mesi sta suscitando polemiche e musi lunghi. Un braccio di ferro a tre, tra la preside che ritiene l'iniziativa una grande «scommessa educativa»; gli alunni che si dicono «sfiancati dalle tante ore di studio, fine settimana compresi, altro che riposo» e i genitori che sostengono le ragioni e le mobilitazioni dei figli. Non ci stanno a essere messi da parte, anzi chiedono al dirigente scolastico, attraverso una lettera aperta scritta da un genitore e condivisa dal resto delle famiglie, fatta circolare sui social, di «essere ascoltati». Come? «Attraverso un referendum tra genitori e alunni per verificare insieme quanto questa scelta (della settimana corta) renda difficile, quando non impossibile, vivere serenamente la scuola, lo studio e le offerte di ampliamento destinate a ragazzi già straziati da ritmi di studio non sostenibili». Approfondisce il concetto, Paolo Ballerini, eletto («con 200 voti contro i 4 degli altri incaricati») rappresentante dei genitori al consiglio di istituto, in sostituzione di un membro che ha dovuto lasciare l’incarico per il trasferimento del figlio in un’altra scuola. «I ragazzi», spiega Ballerini, «passano il fine settimana sui libri per preparare le lezioni di lunedì, quando c'è il rientro, con greco e latino alle ultime ore del pomeriggio e martedì quando hanno le interrogazioni. Tornano a scuola stanchi e peggio va ai pendolari che rientrano a casa dal pomeridiano anche a ora di cena. Il liceo richiede uno studio costante e approfondito, intenso, e maggiore concentrazione di attività didattiche in un minor numero di giorni. Molti ragazzi hanno dovuto rinunciare allo sport e allo studio della musica e in tanti hanno già cambiato scuola. In definitiva, quella che era stata promessa come una settimana corta con riposo settimanale, si è rivelata un falso esattamente come quando alcuni rappresentanti dei genitori sostenevano che il progetto era nato sulla base di consultazioni a scuola tra genitori. E per questo chiederemo di nuovo, e ufficialmente, le loro dimissioni».
L'ultima speranza è la sentenza del Consiglio di Stato, attesa per gennaio. «Restiamo in attesa sperando che sia favorevole per le famiglie che hanno fatto ricorso contro la settimana corta e inviato a scuola dichiarazioni di contrarietà protocollate dalla segreteria, ma nel frattempo», annuncia Ballerini, «abbiamo intenzione di non pagare più il contributo volontario, da 30 a 80 euro che sia, l'ultimo strumento lecito che ci rimane per fare capire le nostre intenzioni». Mettono le mani nel portafoglio scolastico per far valere le loro ragioni. «I soldi», concludono i genitori nella lettera social, «muovono il mondo e determinano decisioni, orientamenti e talvolta l'esito di una protesta. È triste dover esercitare un ricatto per ottenere di essere ascoltati e considerati, soprattutto quando poi al centro c'è la crescita dei nostri figli».

