Cna e Confesercenti: «Contrari ad altre chiusure dei negozi»

PESCARA. «È sbagliato a livello istituzionale chiedere un lockdown totale di attività commerciali e artigianali. Ed è stupefacente che alcune sigle associative avallino con loro prese di posizione...
PESCARA. «È sbagliato a livello istituzionale chiedere un lockdown totale di attività commerciali e artigianali. Ed è stupefacente che alcune sigle associative avallino con loro prese di posizione pubbliche questa richiesta. Il problema, semmai, è unire le forze e chiedere che i sostegni previsti per le diverse attività non siano vincolati ad aperture e chiusure di esercizi, ma al calo di fatturato». Lo affermano i direttori della Cna Carmine Salce e della Confesercenti Gianni Taucci, secondo cui, «in una situazione in cui occorrono senso di responsabilità e saldezza di nervi, vengano avanzate ipotesi di chiusure totali che non ci trovano affatto d’accordo, come abbiamo detto con chiarezza anche nella riunione di venerdì della commissione Commercio del Comune».
Il loro riferimento è alla proposta avanzata dal presidente della commissione Fabrizio Rapposelli di fare subito un lockdown per poi riaprire tutte le attività per Natale.
«Pur comprendendo le difficoltà di interpretazione di alcuni disposizioni contenute nell’ultimo decreto del governo, come quella legata alla possibilità di muoversi da un Comune all’altro per raggiungere attività di fiducia, ad esempio parrucchieri ed estetiste per i quali la Cna ha chiesto ai prefetti abruzzesi un’“interpretazione autentica” sulla falsariga di quanto avvenuto in altre regioni», dicono Salce e Taucci, «invocare invece la chiusura generalizzata appare un rimedio peggiore».
«Il problema», proseguono, «è semmai «battersi tutti assieme affinché i meccanismi individuati nei decreti Ristori diano adeguata tutela alle imprese, autonomi e professionisti che compongono le filiere colpite dalle misure restrittive. L’allargamento delle restrizioni su base territoriale rende superflua la distinzione tra le attività chiuse per ordinanza e quelle che, pur rimanendo aperte, vedono il proprio giro d’affari fortemente ridimensionato».
«È indispensabile», concludono, «adottare come criterio per accedere al contributo a fondo perduto il calo di fatturato, unico strumento che effettivamente fotografa l’andamento delle imprese».
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