Collaboratore di giustizia protesta sul tetto del carcere

L’uomo è contrario al trasferimento. Dopo sette ore è stato convinto a scendere Nardella (Uil): c’è carenza di organico e i sistemi di sicurezza non sono adeguati
PESCARA. Per sette ore è rimasto sul tetto del carcere di Pescara in segno di protesta, minacciando di lanciarsi nel vuoto. Dalle 13 alle 20 non ha ceduto di un millimetro. Poi, però, sono riusciti a convincerlo ed è sceso dall’edificio sul quale si è arrampicato. È un collaboratore di giustizia il protagonista dell’atto dimostrativo che si è verificato ieri all’interno della casa circondariale. Anziché rientrare in cella al termine dell’ora d’aria, l’uomo è salito sul tetto per contestare il suo trasferimento in un altro istituto. Avrebbe preferito una struttura diversa e ha chiesto per ore che la sua richiesta venisse accolta, sollecitando perfino un colloquio con il procuratore che avrebbe potuto, secondo lui, occuparsi di questa istanza.
Non ne voleva sapere di scendere da lì (si trovava a una decina di metri di altezza) e la polizia penitenziaria, con il direttore del carcere Franco Pettinelli, ha provato in tutti i modi a farlo desistere. Nel tardo pomeriggio in carcere sono arrivati anche i vigili del fuoco per allestire il telone, visto che l’uomo sembrava intenzionato a lanciarsi nel vuoto. Non lo ha fatto. Anzi, in serata è sceso dal tetto per rientrare nella camera di pernottamento.
«Un gesto inconsulto», commenta Mauro Nardella, segretario della Cst Uil Adriatica- Gran Sasso, che riconduce i fatti di ieri alla «situazione strutturale del carcere pescarese. La struttura andrebbe rivista», dice, «perché è vecchia e non dispone di sistemi di sicurezza adeguati per cui si dovrebbe pensare a un nuovo istituto». Ma il problema di Pescara non è solo questo, aggiunge Nardella. «La situazione sta collassando anche per la carenza di organico, e lo diciamo da tantissimo tempo. Il governo ha tagliato le piante organiche e l’amministrazione penitenziaria non ha fatto nulla per evitarlo. Il personale diminuisce, quindi, e con il passare del tempo invecchia», con tutta una serie di conseguenze negative. Se l’allarme di ieri è rientrato, conclude il sindacalista, è «per il contributo del direttore» a cui Nardella riconosce una gestione del carcere ineccepibile, e «del comandante, Nadia Marrone».
«Solo grazie alla professionalità della polizia penitenziaria l’opera di convincimento a desistere dal gesto è andata a buon fine e si è riusciti ad evitare ben altre conseguenze», osserva Leo Beneduci, segretario generale dell’Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria (Osapp) ricostruendo l’accaduto e ricordando altri «eventi critici» avvenuti nelle carceri. Beneduci parla poi della necessità di «correttivi urgenti per ridare un senso di legalità all’intero sistema penitenziario italiano che vive una situazione di assoluto abbandono da parte delle istituzioni e degli organi dell’amministrazione penitenziaria». (f.bu.)
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