Colpi di pistola a zio e compagna Fasciani deve restare in carcere

Il Riesame boccia il ricorso della difesa del 25enne, accusato del duplice tentato omicidio di Civitaquana Secondo i giudici dell’Aquila, potrebbe commettere altri gesti di violenza anche a danno dei familiari
PESCARA. Resta in carcere Nico Fasciani, il 25enne di Civitaquana accusato del duplice tentato omicidio dello zio Giancarlo Fasciani, 56 anni, e della sua compagna, Paola Palma, 29enne, operati e ancora in gravi condizioni all’ospedale. L’episodio è avvenuto il 17 maggio scorso nell’abitazione delle vittime a Civitaquana.
I giudici del tribunale del riesame dell’Aquila hanno rigettato in toto le richieste della difesa – gli avvocati Guido Carlo Alleva del foro di Milano e Maura Morretti di Pescara –, ritenendo più che valide le motivazioni addotte dal gip, Fabrizio Cingolani, che aveva confermato l’arresto dell’indagato, disponendo la misura in carcere così come chiesto dal pm Fabiana Rapino.
Uno dei motivi principali è che Nico Fasciani non ha mai spiegato il perché di quella terribile aggressione armata che poteva trasformarsi in una vera e propria tragedia familiare e non ha avuto nessun tipo di pentimento. Anzi, ha reso una sorta di confessione ai carabinieri nella quasi immediatezza del fatto, dopo che Paola Palma aveva telefonato ai militari per chiedere aiuto indicando proprio in Nico lo sparatore. Fasciani era stato così prelevato a casa del padre. «Ho fatto una cazzata», aveva detto ai carabinieri, «la pistola è dentro la macchina». Questa “confessione”, seguita alla facoltà di non rispondere alle domande del giudice nell’interrogatorio di garanzia, hanno pesato molto sulla decisione dei giudici aquilani. Anche perché Fasciani non si è consegnato ai militari, ma è tornato a casa sua dopo che il padre lo aveva cercato. Il trincerarsi dietro il mutismo ha determinato la decisione dei giudici che hanno spiegato come un’azione del genere, senza una qualsiasi motivazione e soprattutto nei confronti di persone legate da un vincolo di parentela, portata a termine anche con l’inganno, potrebbe far ritenere che ci fosse una deliberata intenzione di sterminare una famiglia. Quella sera Fasciani, vicino di casa dello zio, si era recato nella sua abitazione e, dopo aver chiesto di andare in bagno, ne era uscito iniziando a sparare contro la coppia: otto colpi di pistola calibro 22, che hanno raggiunto i due anche in parti vitali, per poi allontanarsi tranquillamente dal luogo della sparatoria. Tutti elementi che hanno portato i giudici a desumere che lo stesso potrebbe commettere altre manifestazioni di violenza. Da qui il rigetto della richiesta della difesa di una misura meno afflittiva del carcere: la custodia in casa (nel caso specifico nell’abitazione dei nonni), anche se con un braccialetto elettronico, secondo i giudici non garantirebbe la sicurezza per le altre persone, ma neppure quella degli stessi familiari conviventi.
La contestazione della procura resta dunque immutata e anche piuttosto pesante in quanto all’indagato viene contestato il tentato duplice omicidio, con l’aggravante della premeditazione. E questo perché Fasciani, che aveva un regolare porto d’armi, sarebbe andato a casa dello zio portando con sé la pistola e dunque con il preciso intento di uccidere. Soltanto l’immediato intervento dei carabinieri, come detto chiamati da una delle due vittime subito dopo gli spari, ha evitato il peggio. Adesso il pm Rapino è in attesa di conoscere i risultati della perizia disposta sui supporti informatici dell’arrestato, ma anche su quelli delle due vittime, per cercare di capire l’eventuale movente ancora sconosciuto. Se ci fossero questioni di famiglia irrisolte o anche questioni legate alla droga, visto che Nico, in alcune occasioni, si sarebbe rifornito di sostanze stupefacenti dallo stesso zio.

