«Colpita da ischemia Quelle trasfusioni mi hanno salvato»

19 Aprile 2016

PESCARA. Ha la voce incrinata dall'emozione mentre ripercorre quei drammatici momenti della malattia, ma la forza di questa mamma non si è piegata neppure un istante e l'ha riportata a casa dai suoi...

PESCARA. Ha la voce incrinata dall'emozione mentre ripercorre quei drammatici momenti della malattia, ma la forza di questa mamma non si è piegata neppure un istante e l'ha riportata a casa dai suoi tre figli. B.G. ha 42 anni e abita a Silvi, è lei una delle quattro pazienti colpite dalla PTT, questa devastante malattia rara, e salva grazie a quanti sono accorsi a donare il loro sangue perché le venisse trasfuso. «Li ringrazio tutti, tutti i donatori Fidas, non finirò mai di ringraziarli», dice, «quello che può sembrare un gesto di routine per alcuni, in realtà è un dono immenso perché ti salva la vita, davvero. Posso dirlo perché l'ho vissuto sulla mia pelle».

Il racconto di questa giovane donna inizia dal primo ingresso al Pronto soccorso di Atri. «Mi hanno diagnosticato una gastroesofagite e mi hanno rimandata a casa», dice, «ma i sintomi sono peggiorati, non riuscivo a stare in piedi, avevo lividi sul corpo, l'urina era scura. A quel punto sono tornata nello stesso Pronto soccorso e mi hanno mandata d'urgenza nel reparto di Ematologia di Pescara. Appena entrata, ho avuto il blocco dell'arto sinistro a causa di una ischemia, una delle conseguenze della PTT. Ma per fortuna ero lì. Hanno capito immediatamente cosa avessi e si sono subito adoperati per sottopormi alla plasmaferesi. Vedevo un gran movimento intorno a me e so che nel Centro trasfusionale la situazione era ancora più movimentata. Ringrazio tutti per quello che hanno fatto per me e per gli altri pazienti colpiti dalla stessa malattia rara. Li ringrazio per ciò che fanno ogni giorno». I momenti peggiori sono passati, ma il ricordo del pericolo corso è ancora vivo. «Le trasfusioni sono state fondamentali per la cura della malattia: ora devo avere pazienza perché il decorso è un po' lento, ma sono felice perché sono a casa con i miei figli e la mia famiglia». (m.d.s.)