Colpito con una spranga per uno sguardo di troppo

31 Agosto 2019

Rapinato al terminal da 2 stranieri: «Qua comandiamo noi». Aggressori in cella

PESCARA. «Negro di m....a! Da Pescara dovete andare via! Vi ammazziamo tutti! Noi siamo rumeni e albanesi, e comandiamo noi, a Pescara». Sono le parole pronunciate da un albanese e un romeno nei confronti di due nigeriani che sono stati picchiati e rapinati, a distanza di pochi minuti uno dall’altro, nella zona del terminal bus: un punto centralissimo, ad alta concentrazione di persone ma anche di stranieri, e alcuni di loro delinquono.
I due nigeriani sono finiti in ospedale mentre i loro aggressori sono stati individuati dagli uomini della squadra mobile, diretti da Dante Cosentino, e uno dei due, Alexandru Teodorescu, 39 anni, nato in Romania, è finito in carcere, come disposto dal giudice per le indagini preliminari Antonella Di Carlo (il pm che ha coordinato le indagini è Silvia Santoro).
È stato catturato dalla Mobile in un appartamento vicino allo stadio. L’altro, invece, si è reso irreperibile: è un 24enne nato in Albania e domiciliato a Pescara (D.T. le iniziali del nome). Sono accusati di rapina in concorso e lesioni personali gravi.
Quella sera - il 26 giugno - i due indagati non sono andati per il sottile, con i nigeriani, almeno stando alla ricostruzione della polizia, intervenuta due volte nella stessa zona per due episodi diversi, collegati tra loro.
Sono le 19.30 e un nigeriano si trova alla fermata del bus, in piazza della Repubblica. Una ragazza lo guarda con insistenza ma uno dei due che la accompagnano rimprovera il nigeriano, lo accusa degli sguardi rivolti alla donna. Lui chiarisce che in realtà è stato guardato, si discolpa, ma non basta: l’altro lo maltratta, lo chiama «negro di m...a» e poi, insieme all’altro straniero, lo aggredisce prendendolo a calci. Uno lo colpisce alla schiena con una spranga di ferro, l’altro lo blocca a terra e lo tiene per il collo, come se volesse strozzarlo. Dalle sue tasche cade il portafogli e gli aggressori ne approfittano per prendere i soldi contenuti al suo interno (60 euro), dopodiché si allontanano su una Peugeot rossa. Dopo 30 minuti la scena si ripete. Un amico dell’uomo picchiato raggiunge la zona del terminal per cercare i due, avendo saputo del pestaggio. Si avvicina a un gruppo di romeni, cerca il responsabile e la risposta è violenta, immediata, senza che lui abbia il tempo di difendersi, di fuggire. Un uomo con la barba si fa avanti e lo prende a pugni, colpendolo al volto: è lo stesso che ha cominciato la discussione con l’altro nigeriano davanti alla fermata dell’autobus. Un altro, invece, lo afferra per le spalle e lo tiene fermo. Il nigeriano finisce a terra, e la scarica di botte prosegue. Viene insultato a ripetizione, con frasi dal contenuto razzista sul colore della sua pelle e sul presunto potere di romeni e albanesi in città. La vittima, che viene anche rapinata di 100 euro, si rialza, afferra una bottiglia e riesce a far allontanare i due, che hanno a disposizione un’auto rossa. Entrambi i nigeriani si fanno medicare in ospedale (il primo ne avrà per cinque giorni, il secondo per sette giorni) e si rivolgono alla polizia, denunciando l’accaduto.
Le indagini partono dalla macchina, di cui viene fornito il numero parziale di targa. Si scopre che il veicolo è stato già fermato in passato, con l’identificazione degli occupanti. Si arriva ai due indagati, che vengono riconosciuti dalle vittime all’interno di un album fotografico di persone note alla polizia. Il giudice, mettendo in risalto che l’aggressione è avvenuta per denaro sotto gli occhi di molte persone e che i due (disoccupati) hanno una serie di precedenti, decide che la coppia debba stare in carcere. Ma uno non si trova.