«Coltelli, forbici e taglierini: così i ragazzi vanno a divertirsi»

Azzaro, responsabile regionale dell’associazione Sicurezza sussidiaria: colpa dei modelli sui social Tra le emergenze, anche l’alcol tra i ragazzini: lasciano le bottiglie fuori dai locali, difficile controllarli
PESCARA. Coltelli, forbici, taglierini, cacciaviti. I metal detector degli addetti alla sicurezza che lavorano nei locali della movida hanno fatto emergere in questi mesi una lunga serie di armi da taglio e oggetti contundenti dalle tasche dei ragazzi che frequentano la Pescara by night estiva. Oggetti che i proprietari, una volta scoperti, spesso hanno buttato fuori dai locali per poter accedere, e che sono stati poi ritrovati al mattino. La tendenza dei giovani ad andare a fare serata muniti di un'arma da tirare fuori in caso di rissa è certificata dal lavoro degli addetti che lavorano per mantenere la sicurezza nei locali notturni. Pescara, in questa sua turbolenta estate 2024, racconta di una lunga striscia di episodi di violenza. «Ma questa città non è il bronx», dice subito Luigi Azzaro, responsabile Abruzzo Molise dell’Associazione italiana sicurezza sussidiaria. «La nostra è una città bellissima, che negli ultimi anni è cresciuta e si è evoluta molto. Di pari passo a questa espansione va anche l'aumento dei problemi. Ma facciamo confusione: qui non c'è bisogno dell'Esercito in strada, come ho sentito dire ultimamente. Questura e forze dell'ordine svolgono un lavoro egregio. Semmai vanno educati tutti, avventori ed esercenti, per migliorare la situazione». Come si spiegano gli addetti alla sicurezza questa escalation di episodi violenti con i giovani come protagonisti? «In un'estate intera, da metà maggio a metà settembre, ci sta che in locali che fanno mille persone a sera, per almeno quattro sere a settimane, possano esserci risse o litigi. E' impossibile che non accada nulla. Noi siamo lì per quello, soprattutto per capire cosa succede e prevenire disordini al primo focolaio», spiega Azzaro, che poi va in profondità sulla questione: «C’è un aumento di fatti criminosi, ma non commessi da criminali. Il fenomeno vero, che non è contenibile né gestibile, è il modello a cui s'ispirano i ragazzi. Tante famiglie perbene hanno problemi di disagio con i figli adolescenti, che all'improvviso si trasformano: guardano modelli che noi adulti nemmeno sogniamo. Vengono dai social e offrono esempi che vengono da parti del mondo lontane e totalmente diverse dalla nostra, o da cinema e tv. Arrivano nei locali con gli amici, sono armati ma non conoscono le conseguenze di quello che potrebbero fare o fanno. Nelle serate, in discoteca, trovano il loro mondo, danno sfogo alle loro fantasie, si sentono protagonisti, come se fossero in una fiction». I giovanissimi arrivano nei locali senza dare nell’occhio, ma spesso dai controlli emerge una realtà inquietante: «Capita di trovare con il metal detector dei coltelli, forbici, cacciavite, taglierino in tasca ai ragazzi. Chi viene scoperto, la butta a terra fuori dal locale oppure va via». Si trova sempre il modo di aggirare l’ostacolo della legge per consumare alcol: «Vengono sobri, nella maggior parte dei casi, ma hanno trovato due strade: o si affidano ad un amico maggiorenne per prendere da bere, eludendo il controllo alla cassa, oppure - sapendo di non poter bere all’interno di un locale, e ispirati sempre dai soliti modelli negativi - portano bottiglie di alcolici acquistate al supermercato in macchina o sotto la sella dello scooter e fanno un continuo via vai dentro e fuori dal locale per andare a bere. Così è difficile controllarli. Posso garantire, però, che gli esercenti sono attenti e rispettano le regole». La città ha bisogno di sicurezza, questo sì, ma non è certo un territorio di guerriglia da rimettere in ordine con la presenza dell’Esercito: «È un’esagerazione: la polizia e il questore fanno un ottimo lavoro e basta quello che fanno con grande impegno. Magari potremmo intensificare i nostri feedback con loro per migliorare ancora di più il servizio. Ripeto, Pescara non è il bronx».

