Come accogliere, curare e assumere i profughi

Potranno scegliere medico o pediatra e restare fino a marzo 2023
I rifugiati ucraini che arrivano in Abruzzo avranno diritto all’accoglienza, accesso all’assistenza sanitaria, alla scuola e soprattutto al lavoro. Il nuovo Dpcm che il Governo sta per approvare fornisce tutte le indicazioni per accogliere, dare le cure necessarie e trovare un'occupazione a chi è fuggito dai territori di guerra. L’Unione Europea ha attivato, infatti, la protezione temporanea per affrontare la crisi dell’Ucraina: il permesso di soggiorno verrà rilasciato dai questori e avrà la durata di un anno.
ACCOLTI IN ABRUZZO. I profughi che hanno dovuto lasciare l'Ucraina dopo il 24 febbraio, quando è scoppiato il conflitto, e stanno arrivando in Abruzzo, potranno restare nella nostra regione fino al 4 marzo 2023. Per loro sarà garantita una «protezione temporanea», come si legge nel testo del nuovo decreto Ucraina che il premier Mario Draghi è pronto a varare e che sarà esteso anche agli apolidi e cittadini di Paesi terzi e i loro familiari, costretti a fuggire dopo l'invasione delle truppe russe.
Secondo il nuovo Dpcm «si considerano familiari, purché soggiornanti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022 e in possesso della documentazione che attesta il vincolo familiare» oltre che il coniuge anche il partner non legato da vincoli di matrimonio, che abbia una relazione stabile con l'interessato, i figli o le figlie minorenni non sposati e altri parenti conviventi, che appartengono allo stesso nucleo familiare «nel periodo in cui si sono verificate le circostanze connesse all'afflusso massiccio di persone sfollate e che erano totalmente o parzialmente, in tale periodo, dipendenti dalla persona sfollata». Nel decreto si legge inoltre che i ricongiungimenti dei familiari «sono disposti solo nei confronti di coloro che risultano soggiornanti fuori del territorio degli Stati membri dell'Unione europea».
LAVORO E ASSISTENZA. Due dei passaggi più importanti del Dpcm Ucraina riguardano l'assistenza sanitaria e la possibilità, per gli sfollati ucraini, di trovare un lavoro. Il permesso di soggiorno, infatti, consente al titolare anche l'accesso all'assistenza erogata in Italia dal Servizio sanitario nazionale, al mercato del lavoro e allo studio. «Ai profughi che hanno avuto il permesso di soggiorno per protezione temporanea», si legge nel testo, «viene garantita l'assistenza sanitaria sul territorio nazionale, a parità di trattamento rispetto ai cittadini italiani, previa iscrizione nelle Asl di domicilio» per l'attribuzione di un medico o di un pediatra di base. Nel lasso di tempo in cui si attende il rilascio del permesso di soggiorno, l'assistenza sanitaria è comunque garantita con l'iscrizione nel registro di Straniero temporaneamente presente.
PROTEZIONE INTERNAZIONALE. «Il titolare di permesso di soggiorno per protezione temporanea può presentare, in qualsiasi momento, domanda di protezione internazionale», si legge nel decreto che prevede anche alcune eccezioni per cui il permesso temporaneo potrebbe non essere rilasciato. Ad esempio, quando sussistono motivi ragionevoli «per considerare il richiedente un pericolo per la sicurezza dello Stato».
Ma «l’esclusione della protezione temporanea non preclude la possibilità della presentazione di una domanda di protezione internazionale», da parte dei rifugiati. E «nel caso in cui sia già stata presentata la domanda di protezione internazionale, non verrà adottato il provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale».
PERMESSO TEMPORANEO. Il permesso di soggiorno per protezione temporanea potrà essere prorogato automaticamente, di sei mesi in sei mesi, per un periodo massimo di un anno, «a meno che la protezione temporanea non cessi per decisione dell'Unione Europea».
La richiesta del permesso deve avvenire in questura e il documento viene rilasciato gratuitamente in formato elettronico. L’accoglienza dei profughi viene assicurata dalle reti assistenziali del Viminale.
Le decisioni sulle misure assistenziali per i rifugiati ucraini, anche in relazione al loro collocamento, all'assistenza e alla possibilità di accedere a studio e lavoro, saranno disciplinate tramite ordinanze emanate dal capo della Protezione civile, in attuazione dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri lo scorso 28 febbraio.
Queste ordinanze, viene spiegato nel testo del Dpcm, «assicurano il coordinamento tra le misure assistenziali e il sistema di accoglienza, con particolare riguardo alla questione dei minori non accompagnati».
ALTRE MISURE. L’Italia ha previsto per le persone che stanno fuggendo dal conflitto in Ucraina l’inserimento in Centri temporanei di accoglienza, (Cas) e all'interno del Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) anche se non in possesso della qualità di richiedente protezione internazionale o degli altri titoli previsti dalla normativa per l’accesso a questi centri.
Nel dettaglio, è previsto un incremento di 13.000 posti dei centri straordinari che potranno essere attivati dai prefetti (Cas) e un potenziamento di ulteriori 3.000 posti del sistema di accoglienza e integrazione (Sai). I rifugiati ucraini che arrivano in Italia possono far presente la necessità di inserimento in accoglienza rivolgendosi alla questura, al commissariato di polizia oppure direttamente ai servizi sociali del Comune in cui si trovano.
Queste ultime misure sono state introdotte nel decreto approvato dal Governo già lo scorso 25 febbraio, che ha previsto ulteriori interventi urgenti. Tra questi, la dichiarazione dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2022 «in relazione all'esigenza di assicurare soccorso e assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto».
Infine, è stato istituito un apposito Fondo dotato di mezzo milione di euro per finanziare misure di sostegno per gli studenti ucraini che dovranno frequentare le scuole in Italia, ricercatori e docenti «affinché possano svolgere le proprie attività presso università, istituzioni per l'alta formazione ed enti di ricerca».

