Commercianti disperati: «Saldi fino al 15 marzo»

Appello delle associazioni alla Regione: 10 giorni in più per fare un po’ di cassa
Prorogare la fine dei saldi invernali, in Abruzzo, dal 4 al 15 marzo. Una decina di giorni in più per consentire alle attività commerciali di fare cassa e recuperare terreno. La richiesta parte da Confcommercio e Confesercenti, attraverso la voce dei rispettivi presidenti regionali, Roberto Donatelli e Daniele Erasmi, che hanno firmato la lettera-appello inviata all’assessore regionale alle attività produttive, Daniele D’Amario, e al dirigente del Dipartimento per lo sviluppo economico della Regione, Germano De Sanctis. Una proroga necessaria, la definiscono le associazioni di categoria richiamando una lunga fila di numeri, tutti con il segno meno, che delineano l'andamento di un settore, quello dell'abbigliamento e delle calzature, in crisi profonda a causa della pandemia: dal 50 al 90% di vendite in meno, nel 2020. In diminuzione anche gli incassi dei saldi 2020- 2021, che hanno fatto registrare finora una flessione che oscilla tra il 25 e il 30%.
LETTERA ALLA REGIONE
«Rappresentiamo le necessità e l'urgenza di disporre una proroga dei saldi invernali, il cui termine attuale è previsto al 4 marzo, al 15 marzo prossimo», scrivono Donatelli ed Erasmi, «in considerazione della drammatica situazione in cui versano le aziende abruzzesi del dettaglio moda a causa delle pesanti restrizioni imposte al settore commerciale della nostra regione per arginare il contagio da Covid-19. Nel mese di gennaio, infatti, le aziende del settore abbigliamento, calzature e accessori hanno registrato una calo in picchiata delle vendite, rispetto al 2020, tra il 50 e il 90%». Secondo Confcommercio e Confesercenti «sono numerosi i fattori che hanno contribuito e contribuiscono a penalizzare queste categorie di esercizi: la chiusura obbligata dal 1° al 6 gennaio, a eccezione del 4 gennaio, di tutte le attività della moda, ad eccezione di poche attività relative alla vendita di prodotti di prima necessità come negozi di intimo abbigliamento e calzature bimbo e articoli per lo sport, l'obbligo di chiusura dei punti vendita presenti all'interno dei centri commerciali nei giorni prefestivi e festivi e, infine, l'istituzione della zona rossa, a partire dal 14 febbraio, nelle province di Chieti e Pescara».
POCHE VENDITE
«A tutto ciò», si legge nella lettera inviata alla Regione, «si aggiungano il lavoro in smart working nel pubblico e nel privato, la ridotta capacità di acquisto dei consumatori derivante dal minor reddito a disposizione, la pressoché totale assenza dello "shopping tourism", il venir meno delle occasioni d'incontro di lavoro e nel privato come pranzi, cene, eventi, feste, cerimonie, cinema, teatri, musei, piscine, palestre, le restrizioni agli spostamenti tra regioni e, addirittura, tra comuni». Il periodo in cui è possibile effettuare i saldi stagionali viene stabilito dalla Regione sentite le Camere di commercio. Ma quella che si presenta quest'anno, spiegano le associazioni di categoria, «è una situazione eccezionale, che richiede misure di intervento diverse. Confidiamo nell’accoglimento della nostra richiesta, che reputiamo utile e necessaria per un rilevante settore dell’economia regionale e di assoluta urgenza per svariate centinaia di piccoli imprenditori del settore commerciale, che fronteggiano a fatica una congiuntura avversa senza precedenti», sottolineano.
I NUMERI
Se il calo generale delle vendite, lo scorso anno, oscilla tra il 50% e il 90%, ad essere più colpiti sono proprio i comparti abbigliamento e calzature, dove il calo di fatturato sfiora il 90%. Il settore della ristorazione e della somministrazione ha fatto registrare perdite tra il 70% e il 90%. E se i saldi vanno a rilento, spiccano il volo gli acquisti on line con un incremento che varia dal 25% al 30%, rispetto al 2019. «Prolungare il periodo dei saldi è un incentivo e una necessità per spingere la clientela ad acquistare negli esercizi di vicinato e sostenere il tessuto imprenditoriale abruzzese», dice Donatelli, «è un momento molto critico: come Confcommercio regionale, nel periodo natalizio, abbiamo avviato la campagna di sensibilizzazione agli acquisti "Io compro sotto casa". L'appello alla Regione è ad accogliere le nostre richieste per salvaguardare migliaia di piccole attività commerciali abruzzesi».
PROROGA NECESSARIA
La proroga nasce dall'impossibilità, in questi giorni di zona rossa e arancione, con l'Abruzzo diviso a metà, di fare acquisti in saldo, come spiega Erasmi: «La pandemia ha dato una grande sterzata positiva al mercato on line, dove si trovano saldi e prezzi ribassati in tutti i periodi dell'anno. Un mercato "falsato": bisogna combattere ad armi pari. Di questo passo, il 50% dei negozi rischia la chiusura o il ridimensionamento dell'attività. A fine 2020 le stime parlavano già di un 20% in meno di imprese. Vanno messi in campo tutti gli strumenti necessari per aiutare il settore con proposte che non si limitino solo al fondo perduto».
PROPOSTE PER IL RILANCIO
Erasmi elenca una serie di proposte che potrebbero accompagnare le imprese verso una ripartenza, terminato il periodo più buio della pandemia da Covid-19: interventi sulle locazioni, abbattimento della tassazione locale, rimodulazione dei mutui e abbattimento dei tassi di interesse anche attraverso la mediazione delle cooperative di garanzia e applicazione di metodi incentivanti per la ripresa delle attività, come agevolazioni sugli investimenti e l'occupazione e sul rilancio e l'operatività delle imprese. «L'obiettivo», conclude il presidente Confesercenti Abruzzo, «è fare in modo che le attività restino aperte. Il semplice ristoro, da solo, non basta. Rappresenta un aiuto momentaneo, ma non è sufficiente a garantire il mantenimento in vita di tanti negozi. È necessario puntare su programmi di accompagnamento e sostegno alle imprese, sugli sgravi fiscali e l'accesso al credito per rendere operativa la ripresa del settore del commercio».
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