Commercio, sono in caduta libera le vendite nei piccoli negozi

PESCARA. Il verdetto dell’Istat è impietoso: vendite in calo. L’Unione nazionale dei consumatori lancia l’allarme: «Non si salva nessuno». Secondo i dati Istat resi noti ieri, a maggio le vendite in...
PESCARA. Il verdetto dell’Istat è impietoso: vendite in calo. L’Unione nazionale dei consumatori lancia l’allarme: «Non si salva nessuno». Secondo i dati Istat resi noti ieri, a maggio le vendite in valore assoluto calano sia su base mensile (-0,7%) sia su base annuale (-1,8%). Ma nei piccoli negozi il dato è ancor più allarmante: meno 17,1% le vendite alimentari da maggio 2008 ad oggi. I dati evidenziano una sorta di débâcle, peggio di così non poteva andare. Scendono le vendite sia in volume che in valore, sia alimentari che non alimentari.
«Insomma, non si salva nessuno! Per i piccoli negozi, poi, è un tracollo: -3,6% in un solo anno», afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, la prima associazione di difesa dei consumatori in Italia, fondata nel 1955 da Vincenzo Dona. «Se a questo aggiungiamo che, rispetto ai valori pre-crisi del maggio 2008, i piccoli negozi segnano già una perdita delle vendite del 14,6%, -17,1% per le vendite alimentari, il crollo assume risvolti drammatici». L’analisi del presidente Dona è inclemente: «Le vendite totali in undici anni risultano in calo del 5,1%, -8% quelle non alimentari. Solo la grande distribuzione ha recuperato rispetto ai valori pre-crisi, +5,9%, prevalentemente per le vendite alimentari che registrano un +6,8% su maggio 2008». Per il non alimentare, in undici anni (2008-2019), la grande distribuzione ha fatto registrare un più 1,3% mentre per le piccole superfici i risultati sono sotto la decina: meno 13,7%.
Per Coldiretti, nel dettaglio tradizionale si salvano solo i discount alimentari che hanno un aumento del 2,2% rispetto allo scorso anno mentre continua il boom del commercio elettronico che registra un balzo del 10,2% nello stesso periodo. È quanto emerge dall’analisi della Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti sempre sull'andamento del commercio al dettaglio a maggio dell’Istat. «La stagnazione dei consumi, alimentari e non, conferma», sottolinea Coldiretti, «la necessità di scongiurare qualsiasi ipotesi di aumento dell’imposta sugli acquisti. L’aumento dell’Iva rischia di riguardare anche beni di prima necessità come carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con aliquota al 10% e il vino e la birra al 22% che rappresentano componenti importanti nei consumi delle famiglie. La spesa alimentare» conclude la Coldiretti, la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana, «è la principale voce del budget delle famiglie dopo l’abitazione con un importo complessivo di 244 miliardi. Ed è quindi un sensore attendibile della situazione in cui si trovano gli italiani».
Matteo Del Nobile

