Compensi all’Aric, M5S all’attacco

Pettinari attacca la delibera che prevede l’aumento del 50% al commissario
PESCARA . Il Movimento Cinquestelle torna ad attaccare, senza fare sconti, i costi della politica. Oggetto del contendere sono gli incarichi a pagamento in seno all’Aric (Agenzia regionale di informatica e committenza), l’azienda della Regione che si dovrebbe occupare dell’informatica e della committenza, e svolgere anche la funzione di centrale unica per l’acquisto. In particolare, nel mirino del consigliere regionale Domenico Pettinari, è finita la delibera (la numero 501) con la quale, lo scorso 14 agosto, la Regione ha deciso di assegnare a un commissario straordinario «a nomina del presidente Marsilio, la funzione di direttore generale qualora dovesse mancare la figura di riferimento». Si tratta di una modifica a precedenti delibere in base alla quale, secondo Pettinari, «mentre prima il ruolo era svolto da un dirigente interno alla struttura senza costi aggiuntivi per l’ente, oggi si aggiunge un compenso per il commissario pari al 50% di quello previsto per il direttore generale». Cioè migliaia di euro. Secondo Pettinari, dunque, «il centro destra continua ad aumentare gli stipendi dei dirigenti e dove non esistevano compensi addirittura li crea. Siamo davanti a un’assurdità, se si pensa che l’Aric ancora non entra in pieno regime». Il consigliere regionale accusa la Regione di «gestione irresponsabile dei soldi dei cittadini. L’Aric, se gestita bene», afferma, «potrebbe far risparmiare molti soldi all’Ente regione soprattutto per quanto riguarda le centrali uniche di acquisto. Pensiamo per esempio alle Asl: una centrale d’acquisto che racchiuda gli ordini di tutte quattro le Asl potrebbe abbattere notevolmente i costi che oggi si affrontano facendo 4 ordini separati per ogni azienda sanitaria. Ma è evidente che le priorità di questa Giunta sono altre, dopo il clamoroso e ingiustificato aumento degli stipendi dei direttori generali proprio in ambito sanitario, oggi», attacca il 5 Stelle, «denunciamo un ennesimo prelievo dalle tasche dei cittadini». (a.bag.)

