Compravendita del palazzo Asl Assolti D’Amario e altri tre

Con l’ex manager dell’Azienda, il proprietario dell’edificio Cetrullo, il tecnico Lo Mele e il rup Lauriola Il giudice: «Il fatto non costituisce reato». Gli imputati: sentenza che rafforza la fiducia nella giustizia
PESCARA. La compravendita del palazzo di via Rigopiano, che avrebbe dovuto ospitare gli uffici amministrativi della Asl di Pescara, fu un’operazione commerciale finita nel mirino della procura, dove però non si consumò nessun reato. Lo ha stabilito la sentenza del giudice monocratico Rossana Villani che ieri pomeriggio ha assolto tutti e quattro gli imputati con la motivazione «perché il fatto non costituisce reato». Sul banco degli imputati erano finiti il direttore generale della Asl, Claudio D’Amario (difeso dagli avvocati Dante Angiolelli e Tommaso Marchese), il rup Luigi Lauriola (assistito da Giuseppina D’Angelo), il tecnico Asl Vincenzo Lo Mele (difeso da Roberto Milia) e naturalmente il proprietario dell'immobile, Ermanio Cetrullo (assistito da Augusto La Morgia): tutti accusati di turbata libertà degli incanti, turbata libertà nella scelta del contraente e truffa.
Per tutti, la pubblica accusa, che in dibattimento era sostenuto dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e dal sostituto Luca Sciarretta, aveva chiesto la condanna a 22 mesi di reclusione ciascuno e con la Asl che si era costituita parte civile con l’avvocato Barbara D’Angelosante. I legali di D’Amario avevano sostenuto, contestando le affermazioni della pubblica accusa, che l’acquisto di un immobile che doveva ospitare gli uffici amministrativi della Asl, doveva rispondere a specifiche caratteristiche, contestando anche le affermazioni dell’accusa in relazione ai «requisiti stringenti» imposti dalla Asl in quella che fu una indagine di mercato, peraltro prevista anche dal nuovo codice degli appalti, e che comunque aveva semmai la funzione di allargare la potenziale platea dei soggetti interessati ad avanzare offerte di vendita. Insomma, dopo circa 7 anni da quando nel 2015 venne avviata questa complessa indagine da parte della procura, e dopo un lungo dibattimento, ieri è arrivata l'assoluzione per i quattro imputati.
«Una sentenza che rafforza la mia fiducia nella giustizia», ha detto al termine dell’udienza D'Amario. «Mi sono sempre sottoposto a qualsiasi tipo di verifica nella mia qualità di uomo pubblico che da circa trent’anni si occupa di cosa pubblica, quindi sono totalmente soddisfatto e fiducioso da sempre della giustizia». Commenta Cetrullo: «Dopo 8 anni è stato possibile mettere un punto fermo alla vicenda giudiziaria che mi ha visto, mio malgrado, coinvolto. Un ringraziamento particolare va alla Magistratura che ha bene inteso l’assoluta estraneità ai fatti a me ascritti pronunciandosi, finalmente, per l’assoluzione con formula piena».

