Comunione ai divorziati? Chiesa a misura di famiglia
I sacerdoti pescaresi parlano dell’apertura del Santo Padre Don Marcucci esulta: abbiamo già attivato cammini di fede specifici
PESCARA. «Papa Francesco ha ridato serenità ai divorziati e i risposati che per anni hanno vissuto un travaglio interiore a causa della impossibilità a prendere i sacramenti e che da oggi si sentiranno un po' più amati dalla Chiesa». Con queste parole, don Francesco Santuccione, da tre anni abate della cattedrale di San Cetteo, commenta l'esortazione apostolica Amoris Laetitia, frutto di due anni di sinodi sulla famiglia del 2014 e del 2015.
È il testo pontificio di 264 pagine e 325 paragrafi, firmato il 19 marzo scorso, ufficializzato in Vaticano, che affonta tematiche scottanti tra le quali, quelle relative ai separati e divorziati (che ora possono prendere l'Eucarestia), gli omosessuali («Che vanno rispettati nella loro dignità»), le unioni civili e le convivenze («Segni d'amore che possono essere valorizzati»), la sessualità («Meraviglioso dono di Dio») nel quale, però, si ribadisce il «No» all'utero in affitto e all'aborto.
«La Chiesa»» prosegue don Francesco « cresce sempre più a misura di famiglia. Proprio domani (oggi ndc) questa parrocchia concluderà il cammino di preparazione al matrimonio di 31 coppie. Durante il percorso, due fidanzati pescaresi hanno messo al mondo una bimba, Teresa, e ora possono dirsi famiglia. Lo stile di Bergoglio è l'accoglienza. Con questo documento, ha dimostrato di non volere escludere nessuno. Anche se la sofferenza dei divorziati è stata tanta, per il fatto di non poter fare la comunione, i miei parrocchiani che vivono questa realtà sono sempre venuti alla messa e ora si sentiranno più amati». Servirà, questo provvedimento papale, a riportare la gente nelle chiese, troppo spesso deserte? «Sicuramente sì».
L'esortazione post-sinodale di Bergoglio è stata ufficializzata da poche ore e deve ancora essere letta e recepita dai sacerdoti, che devono prendere confidenza con la vasta documentazione della Santa Sede. «Non posso fare un commento dettagliato su ciò che non ho ancora letto» chiarisce don Vincenzo Amadio, parroco di San Pietro Apostolo e vicario generale della diocesi Pescara-Penne «certo questo provvedimento conferma una grande apertura della Chiesa». Una Chiesa che rompe i tabù sessuali e li sdogana. Ancora Amadio: «La Chiesa ha sempre considerato il sesso un fatto altissimo, non c'è nulla di cui stupirsi. Ne hanno parlato in varie encicliche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ma non dimentichiamo che nella Bibbia, libro della Genesi (capitolo 1, versetti da 26 a 28 ndc) si legge: "Siate fecondi e moltiplicatevi". Nella parrocchia di San Silvestro, don Cristiano Marcucci, 44 anni, direttore della pastorale familiare della diocesi, da più di dieci anni porta avanti il progetto Samaria, cammino di fede di cui sono protagoniste proprio «persone risposate, divorziate e riaccompagnate». Don Cristiano, esulta: «La nostra diocesi è sensibile all'argomento, ce ne occupiamo da anni. Sono molto felice di questa decisione del Papa che vuole portare avanti una logica evangelica, che chiede amore e misericordia e ci dà la possibilità di accogliere storie e situazioni per trattarle in maniera diversa. È un segno importante della Chiesa, che mette al primo posto le persone con le loro storie ed è la prima volta che accade». Il Papa non detta regole, lascia piena discrezionalità a vescovi e parroci di valutare ogni singolo caso. Padre Cesare Campagnoli, parroco di Cristo Re, in via del Santuario, parlerà ai fedeli dell'esortazione apostolica di Bergoglio: «Lo farò nelle omelie» dice «e valuteremo, caso per caso, dopo il confessionale. Saremo attenti al cammino spirituale di ciascuno. Oggi una lacuna viene colmata, lenita la sofferenza di persone che portano nel cuore un peso profondo causato dall'assenza dei sacramenti. Persone che, comunque, sono sempre presenti alla messa perché l'ascolto della parola di Dio dà consolazione ai travagli dell’esistenza».
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