Con la pandemia, più paura e meno denunce

24 Novembre 2020

Ananke: si è aggravata l’incertezza economica, le donne fanno fatica a liberarsi da relazioni sbagliate

PESCARA. Gli ultimi dati aggiornati sul fenomeno della violenza contro le donne, anche su Pescara, non sono buoni, anzi il lockdown ha aggravato il problema.
TELEFONI E PANDEMIA «Le donne sono più spaventate, si alternano momenti in cui i telefoni dell’associazione Ananke squillano incessantemente, ad altri in cui tacciono e non perché non si verificano maltrattamenti, ma perché la pandemia sanitaria ha aggravato l’incertezza economica e molte più donne hanno maggiori difficoltà a tirarsi fuori da relazioni sbagliate. Questo significa che le istituzioni e le associazioni devono ulteriormente potenziare la propria presenza sul territorio per offrire un rifugio, una spalla, un sostegno concreto, utile a far sentire meno sole le donne più fragili». Lo ha detto la psicologa-psicoterapeuta Brunella Capisciotti, responsabile del centro antiviolenza Ananke che ieri ha incontrato gli studenti dell’Istituto Alberghiero Ipssar De Cecco per un evento on line sul tema “Stop alla Violenza di genere – come riconoscere le relazioni violente e come chiedere aiuto”, promosso in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
LO SPORTELLO DI ASCOLTO Presenti la dirigente dell’Istituto Alberghiero Ipssar De Cecco Alessandra Di Pietro; l’assessore alle Politiche sociali del Comune Adelchi Sulpizio; Rosa De Fabritiis, docente referente del percorso formativo; e alcune classi terze e quarte indirizzo Enogastronomia, Sala e Vendita; le docenti Valentina Parlione e Rossella Cioppi. La dirigente Di Pietro: «La nostra scuola è da sempre impegnata nel promuovere la cultura della prevenzione, tanto che già dal 2017 abbiamo aperto lo sportello di ascolto con Ananke, a disposizione di studenti e docenti non solo per parlare, ma anche per apprendere nozioni e informazioni utili. Del resto compito della scuola è educare alla parità, all’affettività, a gestire situazioni di stress e le emozioni, educare all’accoglienza e all’inclusione di tutte le diversità».
I SEGNALI DELLA VIOLENZA «E’ importante imparare a riconoscere i segnali della violenza contro le donne, che non è solo quella fisica, lo schiaffo, la spinta, ma è soprattutto quella psicologica», ha aggiunto Capisciotti, «Quando un uomo insiste troppo con la moglie o la fidanzata affinché lasci il proprio lavoro, interrompa le relazioni al di fuori della famiglia, quando vuole conoscere le password del cellulare, dell’account mail o dei social, è chiaro che siamo dinanzi a una relazione pericolosa, in cui il partner cerca di tagliare le relazioni tra la donna, che considera sua proprietà, e il mondo esterno, e vuole creare una dipendenza, perché se una moglie non ha un reddito e ogni giorno deve chiedere soldi al marito, è chiaro che il potere nella coppia lo detiene chi ha la forza economica. Con il lockdown, molte donne non ci chiamano perché hanno paura del futuro senza quella relazione pericolosa».
LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO In 15 anni di lavoro, «abbiamo ben compreso che la violenza di genere non conosce ceto sociale, né livello culturale, abbiamo assistito ogni tipo di donna che ha accanto ogni tipo di partner, dall’operaio all’avvocato. Il femminicidio è l’atto estremo: dinanzi a una violenza di genere è importante che psicologi, forze dell’ordine e procura eseguano una corretta “valutazione del rischio”, perché ci sono maltrattanti che non accettano di farsi lasciare. Se c’è una situazione di rischio, la donna va allontanata velocemente e dobbiamo aiutarla a non sottovalutare la situazione in cui si trova».