«Con quella pistola contro ho creduto di morire»

Il racconto dell’autista del camion messo di traverso per bloccare il traffico «I banditi avevano i giubbotti antiproiettile, mi hanno detto di abbassare la testa»
SAN GIOVANNI TEATINO. «Sono ancora spaventato. Non mi avevano mai puntato una pistola contro». Ha il terrore negli occhi Giuseppe Lusi, il conducente dell’autoarticolato che ieri mattina, verso le 6.30, è stato bloccato sulla A14 da due dei rapinatori che hanno assaltato il furgone portavalori dell’istituto di vigilanza Aquila, senza però riuscire a portare via il denaro custodito all’interno.
Lusi, che vive ad Atessa e lavora per la ditta di trasporti Gargarella, doveva trasportare un carico dalla Sevel a Sulmona ed è stato fermato all’improvviso mentre era al telefono con un collega che aveva appena incrociato sull’autostrada, al quale ha chiesto di lanciare l’allarme rapina, prima di chiudere la conversazione.
«Io procedevo all’incirca a 90 chilometri orari e come prima cosa ho pensato che ci fosse stato un incidente», racconta come se non riuscisse ancora a credere a quello che gli è accaduto. «Ho visto il furgone dell’istituto di vigilanza che faceva fumo e rallentava, per fermarsi. A fianco c’era un altro furgone, quello dei rapinatori, e c’era anche una Giulietta Alfa Romeo, che si è fermata al centro della strada. Dall’auto sono scesi due uomini incappucciati, armati di pistola e mitra, sembravano Kalashnikov. Mi hanno fatto posizionare il mezzo per traverso», per bloccare il transito a chiunque volesse passare e quindi alle forze dell’ordine, «e poi mi hanno chiesto le chiavi, che ho consegnato subito. Non mi hanno fatto scendere a terra ma sono rimasti a poca distanza e mi hanno detto di abbassare la testa», volendo evitare testimoni scomodi.
L’uomo non ha potuto fare a meno di notare che i rapinatori, con il passamontagna sulla testa, «avevano dei giubbotti abbastanza consistenti, come quelli antiproiettile, e i guanti alle mani», per non lasciare impronte. Dalla cabina dell’autoarticolato ha sbirciato, per capire cosa accadesse attorno a lui, e ha visto le due guardie giurate scendere dal mezzo dell’istituto di vigilanza e allungarsi a terra e ha notato i rapinatori salire sul furgone portavalori e tagliare la parte superiore usando delle «mole a motore».
Lo hanno tenuto sotto controllo per tutto il tempo, con le armi spianate, e dopo essersi fatti consegnare le chiavi dell’autoarticolato, «le hanno lanciate vicino alla Giulietta».
«A un certo punto ho sentito le sirene», prosegue Lusi, e i rapinatori si sono attivati per la fuga. «Prima di andare via hanno gettato a terra dei chiodi a quattro punte e, mentre si passavano tra loro un secchio di plastica con i chiodi, ho sentito che parlavano in dialetto pugliese».
Tirando le somme di questa esperienza Lusi commenta che «è andata benissimo», anche se il ricordo dell’accaduto non lo abbandona, e neppure la paura. «Mi tremano ancora le gambe», dice mentre assiste sulla A14 bloccata al lavoro della polizia stradale e autostradale e degli uomini della Scientifica. «Questo tratto di strada non devo percorrerlo più», esclama, ricordando che proprio in questa zona è stato fermato e gli hanno «ritirato la patente per due mesi», aggiunge sorridendo. Terrore puro anche per un altro camionista, Michele Laforgia, di Andria, che arrivava subito dopo. «Ho visto solo il tir di traverso e due persone incappucciate e armate, ma poco dopo è arrivata la polizia e sono fuggiti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

