Concerti in ricordo delle vittime Covid

PESCARA. Dall'udienza preliminare di oggi dovrebbe uscire la prima decisione: quella sulla posizione del geologo Giuseppe Gatto, l'unico dei 30 imputati del procedimento sul disastro di Rigopiano e...
PESCARA. Dall'udienza preliminare di oggi dovrebbe uscire la prima decisione: quella sulla posizione del geologo Giuseppe Gatto, l'unico dei 30 imputati del procedimento sul disastro di Rigopiano e sulle 29 vittime rimaste sotto le macerie dell'hotel spazzato via da una valanga il 18 gennaio 2017, a non aver richiesto il rito abbreviato. Il condizionale è d'obbligo perché non è detto che anche Gatto, all'ultimo momento, decida di accodarsi a tutti gli altri.
Al termine della scorsa udienza, a scegliere il rito abbreviato davanti al giudice Gianluca Sarandrea, erano stati in 27. Ma nei giorni scorsi sono state presentate altre due istanza di rito alternativo: una da parte dell'ex sindaco di Farindola Antonio De Vico, l'altra avanzata da Pierluigi Caputi, direttore Lavori pubblici della Regione. Dunque, le adesioni per definire tutto in sede preliminare ed evitare un pubblico dibattimento, sfiorano quasi il cento per cento degli imputati coinvolti (rappresentanti di Regione, Provincia, Prefettura, Comune di Farindola e gestori dell'hotel). Se Gatto dovesse confermare la sua intenzione di seguire il rito ordinario, la sua posizione verrà oggi stesso vagliata dal giudice.
E si parla di una discussione che dovrebbe avere tempi velocissimi in quanto nessuna delle circa 150 parti civili si è costituita contro Gatto, che deve rispondere di due episodi di falso: uno dei quali si dovrebbe prescrivere peraltro entro quest'anno e l'altro subito dopo.
A parlare saranno quindi prima i due pm (Anna Benigni e Andrea Papalia) e a seguire il suo difensore Vincenzo Di Censo: poi la decisione del gup se rinviare a giudizio o prosciogliere il geologo. Una udienza che dovrebbe scorrere comunque con rapidità in quanto il giudice non potrà procedere, come programmato, alla formalizzazione dell'incarico ai suoi consulenti, oggi assenti per impegni già assunti. Formalizzazione che verrà rinviata di una settimana.
La terza perizia, come è stato detto, si è resa necessaria in quanto quella della pubblica accusa ha dato un esito diametralmente opposto a quella depositata dal collegio difensivo. E quindi, per poter procedere con il giudizio abbreviato, Sarandrea ha necessità di una perizia terza.
Lo spiega lo stesso giudice nell'ultimo verbale quando sostiene che è necessario «verificare, in ordine alla valanga che ha colpito la località di Rigopiano, le possibili cause di innesco, l'entità della stessa, appurare inoltre se in merito alla sua verificazione o alla sua consistenza possano aver assunto rilevanza causale i pregressi eventi naturali, ivi compresi i fenomeni sismici registrati, e verificare altresì i profili della prevedibilità e prevenibilità di tale evento».
Appurare, inoltre, se in caso di tempestiva redazione della carta valanghe quell'area sarebbe stata ricompresa, e infine accertare «se fosse consentito il simultaneo utilizzo di tutti i mezzi sgombraneve in dotazione della Provincia».
Per questo nominerà tre periti del Politecnico di Milano: due ingegneri e un nivologo. Intanto il tribunale del riesame ha annullato l'ordinanza del gup relativa al sequestro dello stipendio di Paolo D'Incecco (difeso da Marco Spagnuolo), anche sulla scorta della decisione del gup di disporre una terza perizia.
«È indubitabile», scrive il collegio, «che l'apprezzamento in ordine alle probabilità di colpevolezza dell'imputato, debba essere sorretto da una ben solida ricostruzione del fatto».
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