Concessioni balneari all’asta «Sarà la paralisi del settore»

30 Novembre 2021

In quattrocento ieri alla Marina di Pescara per la prima mobilitazione nazionale Ricorso in Cassazione contro il Consiglio di Stato che rivoluziona le procedure

L'AQUILA. È partita ieri, dall'Abruzzo, la mobilitazione dei balneatori. In più di 400 al padiglione Becci del Marina di Pescara: i balneatori provenienti soprattutto dall'Abruzzo, ma anche dalle Marche, hanno chiesto una legge di riordino che detti regole precise per il settore e tuteli le aziende balneari esistenti. Oggi la protesta contro la sentenza del Consiglio di Stato che ha fissato al 2023 il termine ultimo per il rinnovo automatico delle concessioni, si sposterà a Mestre, in Veneto, il 3 dicembre in Sardegna e il 10 dicembre in Toscana.
IN PIAZZA
Pescara ha ospitato la prima manifestazione nazionale, alla presenza di Maurizio Rustignoli, presidente nazionale Fiba Confesercenti, e Tonino Capacchione, presidente Sib Confcommercio. Tra i rappresentanti istituzionali che hanno partecipato all'incontro il sindaco di Pescara, Carlo Masci, il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, l'assessore regionale al demanio, Nicola Campitelli, i senatori Luciano D'Alfonso (Pd) e Mario Turco (M5S) e l'europarlamentare Massimo Casanova, proprietario del Papeete.
«La sentenza del Consiglio di Stato, che blocca al 2023 la proroga delle concessioni», ha detto Riccardo Padovano, della Sib-Concommercio, «ha già prodotto il 90% di disdette delle attrezzature balneari. In Abruzzo ci sono dieci cantieri in stabilimenti balneari che hanno attivato la ristrutturazione e sono fermi. La costruzione di una piscina a Francavilla è bloccata, in attesa di novità: questi sono solo esempi di quanto sta accadendo».
RICORSO IN CASSAZONE
Ma i balneatori non intendono arrendersi e annunciano il ricorso in Cassazione. «Il Consiglio di Stato non può legiferare», sottolinea Padovano, «sarà la Corte di Cassazione a decretare se quella sentenza ha le gambe per camminare. Per il momento la mobilitazione è "diplomatica", ma non sappiamo se saremo in grado di contenere la rabbia degli operatori turistici». Padovano rileva quella che ritiene un'anomalia nella sentenza. «Se il Consiglio di Stato», dice, «ritiene la proroga delle licenze illegittima, in base alla direttiva europea, come può concedere il rinnovo della concessione per altri due anni? Esiste un'evidente contraddizione in termini».
LEGGE DI SETTORE
«Va approvata al più presto una legge di riordino del settore», auspica Riccardo Ciferni, balneatore, «e vanno fatte delle necessarie considerazioni in quanto il concessionario ha creato un'azienda o l'ha acquistata investendo un capitale e facendo di quella realtà una prospettiva di vita. È giusto che ci siano delle evidenze pubbliche per le concessioni demaniali, ma la legge di riordino deve necessariamente prevedere delle forme di tutela per chi gestisce o è proprietario di un'azienda balneare. I concessionari chiedono una legge chiara, con requisiti precisi che tuteli il bene pubblico e le imprese. Se si paga poco per le concessioni, va detto che è lo Stato che ha sempre stabilito i costi. Se un imprenditore è bravo a fare impresa non può essere additato perché guadagna e paga relativamente poco per la concessione». Ciferni mette in luce anche tutte le difficoltà del settore: «Fare il balneatore non è piantare degli ombrelloni: siamo imprese turistiche a tutto tondo, che offrono servizi alla clientela. Un mio amico in tre anni ha dovuto ricostruire per tre volte lo stabilimento a causa delle mareggiate».