Concessioni balneari, aumento da record

Abruzzo, passano da 647 a 891. Legambiente: «Così restano poche spiagge libere lungo la costa»
Impennata di concessioni balneari per le spiagge abruzzesi nell’ultimo triennio.
È quanto descrive il rapporto di Legambiente sulla situazione del litorale, che riscontra un balzo notevole dalle 647 concessioni del 2018 alle 891 registrate nel 2021. Il boom si riflette ovviamente anche sulle singole città e colpisce, a tal proposito, il dato di Pescara che, sempre secondo Legambiente, ha l’84 per cento delle sue spiagge in concessione, seguita da Alba Adriatica (83 per cento), Francavilla (76,3 per cento) e Montesilvano (73,6 per cento).
POCHE SPIAGGE LIBERE. Per quanto riguarda la situazione regionale complessiva, Legambiente riporta che solo il 20 per cento delle spiagge abruzzesi è ad accesso libero, mentre la percentuale di costa sabbiosa, occupata da stabilimenti, campeggi, circoli sportivi e complessi turistici si attesta sul 48,1 per cento dei 114 chilometri totali. Nel rapporto dell’ente, inoltre, si evidenzia che il 4,3 per cento della costa sabbiosa in Abruzzo non risulta fruibile a causa dell’inquinamento.
NORMATIVA ASSSENTE. «Oggi non esiste una norma che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione», dichiara Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo, nella conferenza stampa di presentazione del nuovo rapporto sulle spiagge, «perciò assistiamo a una corsa alle nuove concessioni e a situazioni dove non esistono più spiagge libere. In più, il costo per l’ottenimento delle licenze è praticamente irrisorio per i balneatori».
IL PROBLEMA EROSIONE. L’altro grande problema, molte zone delle spiagge abruzzesi, è quello dell’erosione: secondo Legambiente, interessa quasi il 70 per cento del litorale in Abruzzo. Si tratta di una problematica storica, concentrata nelle zone di Alba Adriatica, Martinsicuro, Montesilvano, Casalbordino, Francavilla e Fossacesia: sono questi i tratti più colpiti, in parte protetti da numerose barriere e pennelli artificiali, frutto di decenni di pesanti investimenti. L’Abruzzo, infatti, figura tra le regioni che più hanno finanziato la realizzazione di barriere a protezione della costa. Legambiente stima che negli ultimi 15 anni, per questo tipo di opere, siano stati spesi tra i 100 e i 150 milioni di euro (in parte dai Comuni, in parte dallo Stato), a fronte di meno di 5 milioni di euro di entrate proveniente dai canoni di concessione per le spiagge.
INVESTIMENTI INSOSTENIBILI. Nel 2020 la Giunta regionale ha adottato un piano di difesa della costa dall'erosione, dagli effetti dei cambiamenti climatici e dall’inquinamento, finalizzato alla pianificazione degli interventi necessari per contrastarne gli effetti. Dalle ultime analisi, infatti, risulta che circa il 21% dell'intero litorale abruzzese è in arretramento (il 3% addirittura in forte arretramento), mentre il 25% resta sostanzialmente stabile e il 54% in avanzamento. Secondo Legambiente, tuttavia, per mantenere efficiente il sistema di barriere e pennelli, impostato per la difesa delle spiagge, sarà necessario un ulteriore investimento di 146 milioni di euro, nell’arco dei prossimi 20 anni.
CAMBIO DI APPROCCIO. «Risulta fondamentale», commenta Silvia Tauro, componente della segreteria di Legambiente Abruzzo, «confrontarsi e discutere sui temi della riqualificazione delle aree costiere, dell’accessibilità e della fruizione turistica. Partire proprio dall’Abruzzo ci sembra un messaggio importantissimo perché la nostra regione, da un lato, sta avendo un’attenzione importante per il turismo attivo e sostenibile; ma dall'altro sta subendo in modo pesante l'erosione costiera a causa di interventi progettati male. È fondamentale istituire una cabina di regia che affronti il tema rispettando il paesaggio, le spiagge e lo sviluppo turistico».
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