Concorso per trenta posti di vigile: i giudici annullano la graduatoria

29 Gennaio 2021

Il Tar accoglie il ricorso presentato da nove candidati esclusi dagli esami svolti alla fine del 2019 «I compiti scritti erano riconoscibili». Stop alle assunzioni, a rischio anche quelle a tempo determinato

PESCARA. Tutto da rifare per il concorso per 30 posti di vigili urbani che si è svolto alla fine del 2019. Il Tar ha accolto, per la seconda volta, il ricorso presentato da nove candidati esclusi dalle prove e ha confermato, di fatto, la decisione già assunta il 25 febbraio dell’anno scorso.
La nuova sentenza, emessa ieri dai giudici del tribunale amministrativo di Pescara, quindi, «annulla la graduatoria finale» con 45 ammessi «e la procedura concorsuale, a partire dallo svolgimento e, dunque, dall’esito delle prove scritte, con conseguente inefficacia degli atti a valle». Inoltre, «condanna il Comune al pagamento, in favore dei ricorrenti, della somma complessiva di 5mila euro».
Una vittoria per i candidati esclusi, difesi dagli avvocati Cesidio Buccilli e Marcello Angelo Di Iorio, dopo una battaglia durata circa un anno. Infatti, dopo l’ordinanza del Tar del 25 febbraio 2020, si era pronunciato il Consiglio di Stato che, il 29 maggio scorso, aveva annullato l’ordinanza del Tar per mancanza di un contraddittorio con i candidati risultati idonei. La palla è quindi ripassata al tribunale amministrativo e ieri è arrivata la nuova sentenza che non lascia più alcun dubbio. Il Comune, patrocinato dall’Avvocatura, si era opposto al ricorso, ma ha perso la causa.
In pratica, i giudici hanno riconosciuto la violazione del principio all’anonimato per i candidati durante i compiti scritti. Violazione che sarebbe avvenuta con l’apposizione di un breve codice numerico riconoscibile dai commissari d’esame.
«Come noto», si legge nel dispositivo, «il principio dell’anonimato nelle prove scritte delle procedure di concorso e, in generale, di tutte le selezioni pubbliche, costituisce il diretto portato dei principi costituzionali di uguaglianza, di buon andamento e di imparzialità della pubblica amministrazione e ha perciò valore costituzionale e valenza generale e incondizionata, quale uno dei cardini principali di ogni pubblica procedura selettiva».
Secondo i giudici quel codice numerico di quattro cifre era «facilmente memorizzabile da ciascun commissario o candidato. In tal modo è come se fosse stato scritto nome e cognome del candidato su ciascun compito». Dunque, il concorso sarà da rifare. Ora resta da capire che cosa accadrà a quegli agenti che sarebbero stati assunti a tempo determinato utilizzando, l’anno scorso, quella graduatoria annullata dal Tar.
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