«Condannata una Provincia senza fondi»

Il presidente Di Marco dopo la sentenza che obbliga l’ente a risarcire i danni provocati da una buca
PESCARA . «Non riusciamo a riparare le strade per mancanza di fondi, ma dobbiamo pagare risarcimenti e spese legali per la cattiva manutenzione». È il presidente della Provincia, Antonio Di Marco, che interviene dopo la sentenza del giudice di Pace di Pescara che ha condannato l’ente al risarcimento dei danni nei confronti di un’automobilista finita in una buca, a giugno del 2016, a causa del cedimento del fondo stradale provocato dal maltempo. L’ente è stato condannato a risarcire 502 euro di danni e 700 di spese legali. A rappresentare la donna in giudizio è stato l’avvocato Antonio Del Vecchio. Il fatto si era verificato di notte sulla strada provinciale numero 2 Lungofino.
«Se andiamo avanti di questo passo», aggiunge Di Marco, «la situazione sarà presto ingovernabile: è necessario che tutti ci riflettano, prima di ingaggiare battaglie contro un ente in pre-dissesto, e che, come in questo caso, si è comportato in modo irreprensibile. La questione è tanto più paradossale, quanto più ci si sofferma sui tempi e le modalità di intervento da parte di un ente, che pur avendo casse praticamente vuote, è riuscita in poche ore a sanare la situazione determinatasi a causa di un evento meteorologico imprevedibile». Secondo il presidente , l’evento meteorologico era stato del tutto imprevedibile «e non evitabile neanche con un intervento tempestivo e diligente (come è effettivamente accaduto). Il tempo intercorso tra la produzione della buca, nella giornata del 10 giugno 2016, l’incidente (l’una di notte del giorno 11) e la rimessa in ripristino dell’asfalto da parte dei cantonieri (mattina dell’11 giugno) è di alcune ore. L’amministrazione provinciale», spiega Di Marco, «ha inviato prontamente sul posto i cantonieri e si è adoperata tempestivamente, nelle prime ore della mattina dell’11 giugno, per la chiusura delle buche di quel tratto di strada, ovvero il tratto in località Piano di Sacco adiacente la zona industriale di Città S. Angelo, luogo del sinistro. La riparazione avvenne autonomamente e non su segnalazione del sinistro». Il presidente ritiene la condanna inflitta alla Provincia «paradossale», perché secondo l’avvocatura dell’ente, l’automobilista si trovava «nella piena e assoluta condizione di percepire l’entità del pericolo e di evitare l’impatto, attenendosi alle prescrizioni del caso, anche in considerazione delle difficili condizioni meteorologiche del giorno 10 giugno 2016. La condotta del danneggiato che da sola è idonea ad interrompere il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno, verifica un'ipotesi di caso fortuito che, insieme all'elemento meteorologico del forte vento, libera il custode dalla responsabilità, come recita l’articolo 2051 del codice civile, e come ha stabilito anche la Cassazione (sesta sezione), nella sentenza 24744 del 5 novembre 2013».
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