Condannato a 11 anni «Violentò e lasciò morire una donna alla stazione»

Nelu Ciurariu ritenuto responsabile del decesso di Anna Carlini Il pm: «Sarebbe bastato un gesto banale per sventare la morte»
PESCARA. Sentenza di condanna per i due romeni responsabili della morte di Anna Carlini, la giovane donna di 33 anni affetta da disturbi psichici, stuprata e lasciata morire nel tunnel della stazione ferroviaria il 30 agosto del 2017. Undici anni e mezzo per Nelu Ciuraru, che rispondeva oltre che della violenza sessuale anche di omissione di soccorso, due anni per il connazionale Lajos Robert Cioragariu, accusato soltanto di quest'ultimo reato.
RISARCIMENTO DANNI Il tribunale ha dunque ridotto di poco le richieste della pubblica accusa, rappresentata dal pm Rosangela Di Stefano. I giudici hanno anche stabilito il risarcimento dei danni alle numerose parti civili costituite in rappresentanza di tutta la famiglia della vittima, che verrà deciso in sede civile, dando una provvisionale di 50mila euro alla sorella Isabella e 11mila euro a tutte le altre parti. Si chiude così una brutta e sconvolgente pagina di cronaca che fece registrare l'assurda morte della povera Anna, lasciata agonizzante in quel tunnel.
MORTE EVITABILE «Non eravamo in una campagna deserta, ma nel tunnel a fianco della stazione ferroviaria, davanti alla Cittadella dove ci sono tanti sventurati: c'era un supporto che poteva essere allertato con un solo gesto, e invece quella omissione di soccorso ha portato al decesso di una persona. Bastavano banali operazioni per sventare la morte della Carlini».
Parte così il pubblico ministero Di Stefano nella sua requisitoria con la quale ha chiesto la condanna per i due romeni imputati: per Ciuraru, attualmente in carcere per la violenza sessuale, il pm aveva chiesto la condanna a 14 anni di reclusione, mentre per Cioragariu, accusato soltanto di omissione di soccorso, 3 anni.
ORRIBILI GESTI «Quella notte passò un lasso di tempo infinitamente lungo durante il quale», aggiunge il pm, «nessuno ha cercato di salvare la vita di Anna. Venne ritrovata con una coperta sul corpo, distesa su quella brandina: ma coprirle il corpo voleva solo significare occultare gli orribili gesti compiuti con la violenza». E poi il passaggio sulle cause della morte, dovute al mix di farmaci che la donna assumeva per la sua patologia e alcol: «Un tasso di etanolo altissimo che non poteva non essere palese a chi veniva a contatto con lei», per una donna che peraltro non beveva alcolici.
«Sulla violenza», arriva poi l'affondo del pm, «non c'è alcun dubbio: il liquido seminale sulla coscia della donna, al di là di quanto dichiarato da un teste oculare che era a fianco a quella brandina teatro della violenza, è attribuibile a Ciuraru perché lo dice l'esame del Dna: vicino all'assolutezza».
STATO COMATOSO Prova schiacciante della violenza che, nonostante lo stato quasi comatoso della donna, fu eseguita con forza come riportato nella perizia medica. «Per questa donna non c'è stata alcuna forma di pietà: era agonizzante e non c'è stata alcuna forma di resipiscenza. E poi quella coperta sul corpo, quasi ad anticipare una sorta di sepoltura». Nutrito il collegio dei difensori di parte civile di tutta la famiglia della vittima al completo. L'avvocato Corradi, per il padre della vittima, ha riproposto la sua iniziale ricostruzione finalizzata all'omicidio: «quella del pm», ha detto, «è stata comunque una ricostruzione parziale perché i due hanno passato molto tempo con Anna anche prima della violenza».
PROVA REGINA E parla della «prova regina», dello stupro, confermata dal Dna, e delle conseguenze che avrebbe provocato sul corpo di Anna che, secondo la parte civile, non riuscì più a respirare per il peso del suo violentatore e per le condizioni fisiche in cui versava. Tutto per poi concludere chiedendo al collegio di riqualificare il reato in abbandono di persona incapace. Più pesante ancora l'avvocato Pavone, che assiste la sorella Isabella: «Quello che si legge nel capo di imputazione è omicidio, non omissione di soccorso. Come ha detto giustamente la pubblica accusa il confine tra i due reati è molto labile».
LA DIFESA Il difensore di Cioragariu, l'avvocato Sassano, ha contestato la presenza del Comune di Pescara come parte civile e ha finito spiegando la completa estraneità del suo assistito dal reato di omissione di soccorso, chiedendo l'assoluzione piena. L'avvocato Di Giannantonio, per Ciuraru ha concluso la sua arringa chiedendo l'assoluzione per l'omissione di soccorso e non luogo a procedere per la violenza sessuale perché manca la querela e comunque perché non c'è la prova della responsabilità dell'imputato per l'inutilizzabilità della prova del Dna. Tesi non condivise dal tribunale.
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