Condannato a sei anni di carcere per il carico di droga da 101 chili

10 Marzo 2022

Il 29enne Marco Cassano aveva nascosto lo stupefacente in un garage vicino a piazza Sant’Alfonso È accusato anche di aver allestito due serre di marijuana nella cantina di una villa e in un capannone

FRANCAVILLA AL MARE. Sei anni di carcere e 30mila euro di multa per i 101 chili di droga nascosti in un garage nel cuore di Francavilla, vicino a piazza Sant’Alfonso, il teatro all’aperto degli eventi estivi e dei grandi concerti. È la condanna inflitta dal giudice del tribunale di Chieti Andrea Di Berardino a Marco Cassano, 29 anni, originario di Bari, domiciliato a Ripa Teatina e rinchiuso in carcere dallo scorso 27 maggio, quando i carabinieri lo hanno sorpreso con il carico illegale del valore di circa un milione di euro. La sentenza è arrivata con il rito abbreviato: significa che l’imputato, difeso dall’avvocato Goffredo Tatozzi, ha beneficiato dello sconto di un terzo della pena. Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca aveva chiesto la condanna a sei anni e otto mesi.
Quel giorno il giovane, che si fingeva corriere espresso per mascherare gli affari illeciti, è stato fermato dai militari della stazione di Francavilla all’esterno di un garage di via Canto Novo. Stava salendo sul suo furgone rosso dopo aver prelevato sei involucri contenenti un chilo e 100 grammi di hashish e due con mezzo etto di cocaina. All’interno del garage erano invece nascosti 33 chili e mezzo di hahish, 67 chili e 330 grammi di marijuana e 450 grammi di cocaina. Esaminando i telefoni dell’indagato, i carabinieri hanno trovato foto e itinerari che hanno consentito di scoprire due serre, una a San Vito Chietino all’interno di un capannone e l’altra a Ripa Teatina nella cantina di una villetta isolata, con un totale di ben 460 piante di cannabis. La seconda coltivazione era raggiungibile calandosi in una botola dotata di scala a pioli: nel locale sono stati sequestrati un impianto di umidificazione e areazione, un sofisticato sistema di irrigazione e lampade a led. Fin dall’inizio è apparso chiaro come Cassano avesse dei complici. «È evidente l’inserimento dell’arrestato in un contesto di un’organizzazione certamente professionale, complessa e operante a livello ultraregionale nella produzione e nel traffico degli stupefacenti», raccontano le carte dell’inchiesta. «Il ruolo di “prestanome” auto-attribuitosi dall’imputato, a preludio e prevenzione della scelta di non rispondere alle domande, è certamente riduttivo, poiché egli ha invece un ruolo operativo di sicuro rilievo».
Ieri, dunque, è arrivata la sentenza di primo grado. Cassano è stato riconosciuto colpevole per cinque dei sei capi di imputazione contestati; è stato invece assolto dall’accusa di aver ceduto 14 chili e mezzo di droga a una persona non identificata. Il 29enne resta rinchiuso nel carcere di Pescara. L’avvocato Tatozzi ha chiesto i domiciliari per il suo assistito: il giudice deciderà entro cinque giorni. La villetta di Ripa Teatina è stata confiscata.