Condannato falso commercialista Dovrà risarcire gli ignari clienti

17 Ottobre 2023

Il 55enne pescarese è accusato di aver intascato circa 240mila euro ricevuti per pagare le imposte Per lui pena di due anni e 3 mesi. I reati: truffa, furto, appropriazione indebita ed esercizio abusivo

PESCARA. Si chiude con una condanna a 2 anni e 3 mesi di reclusione il processo a carico del sedicente commercialista G.D.F., 55 anni di Pescara, che nel 2019 mise nei guai i titolari di tre aziende che si erano affidati a lui ritenendo che avesse le carte in regola per esercitare la professione.
Il giudice monocratico Angelozzi, ieri lo ha condannato anche al pagamento del danno che verrà quantificato in sede civile, ma intanto ha disposto a carico dell'imputato (difeso dall'avvocato Luca Sarodi) il pagamento di una provvisionale di circa 210 mila euro in favore delle tre parti civili costituite e assistite dagli avvocati Massimo Galasso, Francesca Gerina e Giulio Fierini. La pubblica accusa, al termine della requisitoria, aveva chiesto per l’uomo la condanna a 4 anni di reclusione, mentre il giudice, dopo aver escluso un reato di falso non più considerato tale, e dopo aver concesso all’imputato le attenuanti generiche, ha stabilito la pena in 2 anni e 3 mesi.
Le parti offese, titolari di imprese più o meno grandi, avevano nel tempo subìto danni rilevanti per circa 240 mila euro e, come se non bastasse, a queste cifre si sono poi aggiunti i contenziosi che le parti offese hanno dovuto affrontare con l’Agenzia delle entrate per i pagamenti non effettuati dal sedicente commercialista, al quale i titolari delle imprese avevano consegnato i soldi per effettuare tutti i pagamenti previsti dalla legge. Tutti, in perfetta buona fede, lo credevano un commercialista regolarmente abilitato alla professione e, nel corso degli anni, gli avevano affidato le loro pratiche, ma soprattutto i pagamenti da effettuare per imposte, tasse e altro ancora. E invece quei soldi non arrivarono mai a destinazione, ma finirono nelle tasche dell’imputato. Il pm Andrea Papalia, dopo aver ricevuto denunce molto specifiche e dopo aver fatto tutti gli accertamenti, è arrivato a contestare all’imputato anche l’aver «esercitato abusivamente la professione di dottore commercialista in assenza di titoli e requisiti prescritti, e in particolare senza essere iscritto al relativo albo professionale».
Ma sotto processo G.D.F. è andato anche per truffa, furto e appropriazione indebita. La procura gli contestava di aver abusato «del rapporto di consulenza intercorso» con le aziende che si erano affidate a lui e quindi di averle raggirate. L’appropriazione indebita riguardava 86mila euro ricevuti da una delle aziende costituitesi parte civile: soldi che dovevano servire «per la materiale esecuzione di pagamenti di imposte e contributi gravanti sulla società cliente». Quindi, non solo l’imputato non versava nelle casse dell’erario quanto l’Azienda che lui rappresentava avrebbe dovuto pagare, ma dalla stessa Azienda si faceva anche pagare l’onorario da commercialista.
Poi, però, nel giro di una ventina di giorni, quando cominciarono ad arrivare ai clienti i solleciti e le sanzioni per i mancati pagamenti delle tasse, partirono le denunce che diedero il via all’inchiesta della procura, che si affidò alle mani esperte della guardia di finanza, oltre ad acquisire le dichiarazioni dei malcapitati titolari delle aziende che erano cadute nel raggiro.