Confcooperative: nei campi chi ha reddito di cittadinanza

7 Aprile 2020

PESCARA. Manca la manodopera nei campi? Si potrebbe cercarla nelle liste del reddito di cittadinanza. È questa la proposta avanzata da Massimiliano Monetti, presidente di Confcooperative Abruzzo, a...

PESCARA. Manca la manodopera nei campi? Si potrebbe cercarla nelle liste del reddito di cittadinanza. È questa la proposta avanzata da Massimiliano Monetti, presidente di Confcooperative Abruzzo, a nome dell’Alleanza delle Cooperative che, oltre alla stessa Confcooperative, mette insieme Legacoop e Agci Associazione generale cooperative italiane. «Dobbiamo evitare che i prodotti agricoli rimangano nei campi in un periodo in cui tante persone sono senza lavoro o ferme per via del lockdown. Per questo, si attinga dalle liste dei percettori di reddito di cittadinanza e si attivino almeno temporaneamente strumenti come i voucher». È quanto afferma Monetti, che continua spiegando la sua proposta: «Per via dell’emergenza sanitaria c’è il rischio enorme che i nostri prodotti ortofrutticoli vadano persi. E i numeri sono impressionanti: come già emerso, nella sola Marsica mancano all’appello tra i 3.500 e i 4.000 lavoratori che provenivano in buona parte dall’estero». Tutto questo mentre in Abruzzo l’Inps ha censito 18.282 famiglie che percepiscono il reddito di cittadinanza. «Se considerassimo per ogni nucleo un potenziale lavoratore e volessimo reimmettere nel mercato del lavoro il 10 per cento di queste persone, avremmo una disponibilità di circa 1.800 lavoratori: sarebbe già un ottimo risultato. Come rappresentanti delle cooperative possiamo assicurare che c’è la disponibilità ad integrare questi redditi, ma chiediamo di reintrodurre almeno temporaneamente uno strumento agile e legale come i voucher, che proprio in agricoltura hanno funzionato bene», continua Monetti. «È quanto stiamo chiedendo a livello nazionale alla ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova. Ma i tempi sono stretti: i prodotti agricoli non attendo lungaggini burocratiche, e chi ha bisogno di lavorare si trova ora di fronte ad un’opportunità che non andrebbe sottovalutata. Il rischio, paradossalmente, è che ci si debba approvvigionare dall’estero penalizzando i prodotti locali».