Confcooperative: «Povertà in aumento va rilanciata la cooperazione sociale»

9 Maggio 2020

L’AQUILA. Cresce la povertà, anche in Abruzzo. In regione operano ben 103 cooperative, 2.762 soci e 3.012 dipendenti per un valore economico di 254.881.040 milioni di euro. Numeri significativi,...

L’AQUILA. Cresce la povertà, anche in Abruzzo. In regione operano ben 103 cooperative, 2.762 soci e 3.012 dipendenti per un valore economico di 254.881.040 milioni di euro. Numeri significativi, relativi alle sole realtà socio-sanitarie associate a Confcooperative Abruzzo, «che da soli testimoniano come gli indispensabili servizi socio-sanitari ed educativi in Abruzzo sarebbero a rischio per una larga fetta della popolazione senza l’apporto decisivo della cooperazione. E tutto questo in un contesto di povertà crescente, già denunciato nei giorni scorsi, che vedrebbe allargarsi significativamente la fascia di quanti non potranno permettersi servizi di qualità». È quanto sostengono Massimiliano Monetti, di Confcooperative Abruzzo, e Ida Guetti, presidente di Federsolidarietà Abruzzo. «Si tratta di un mondo che, in piena emergenza coronavirus, ha continuato a lavorare instancabilmente, a volte reinventandosi, più spesso sacrificandosi, ma dimostrando che quando si parla di territorio, i protagonisti già ci sono», dicono Monetti e Guetti, «sono le realtà che gestiscono le case di riposo e gli operatori che fanno assistenza domiciliare integrata. Protagonisti che vogliono continuare a giocare la loro partita, in un contesto di difficoltà crescente».
«Il futuro delle realtà cooperative», specifica Monetti, «dipende anche da come gli enti locali applicheranno il “Cura Italia” che prevede che, durante la sospensione dei servizi educativi e scolastici e dei servizi socio-sanitari e socio-assistenziali, le pubbliche amministrazioni sono autorizzate al pagamento dei gestori privati dei suddetti servizi per il periodo della sospensione. In altri termini, si prende finalmente atto che l’interruzione del servizio è originato da cause di forza maggiore e che le sue conseguenze non possono dunque ricadere sul gestore e i suoi lavoratori».
Ma c’è di più. «Non si tratta solamente di applicare un dispositivo di legge», dice Guetti, «ma anche di sfruttare l’occasione per comprendere, una volta per tutte, che nella programmazione delle azioni future ci sarà bisogno di più cooperazione, a partire dal riconoscimento del valore professionale, economico ed umano di questo ambito. Non a caso, nei vari tavoli come Federsolidarietà stiamo avanzando numerose proposte su diversi aspetti della gestione del sistema socio-sanitario, in un’ottica costruttiva che ci ha sempre caratterizzato. Ne va del futuro delle nostre comunità, oltre che di tanti lavoratori che rischiano di trovarsi senza occupazione». (m.p.)
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