Confessa dopo l’arresto: una ragazzata
Davanti al gip Bellia ammette sequestro, rapina e acquisto di droga: ora è ai domiciliari. D’Amico nega e resta in carcere
PESCARA. Uno, incensurato, confessa e ottiene i domiciliari; l’altro, con precedenti specifici, nega tutto e resta in carcere. Arresto convalidato per entrambi. È l’esito dell’interrogatorio di ieri, davanti al gip Gianluca Sarandrea, nei confronti di Pierluigi Bellia e Omar D’Amico, 20 e 23 anni, i due ragazzi di Chieti arrestati all’alba di sabato dalla Mobile di Pescara con le accuse di rapina, sequestro di persona, spaccio e lesioni personali. Reati che sintetizzano la notte da incubo vissuta da un 29enne di Chieti che ha commesso l’unico errore di fidarsi di un conoscente, Bellia, accettando, appena uscito da un pub di via Toppi, di dare un passaggio in macchina a lui e all’amico. Ne sono scaturite tre ore di terrore dalle due e mezza alle cinque e mezza del mattino che, mentre D’Amico, assistito dall’avvocato Federica Mancini, ha negato in blocco, sostenendo che tutti gli spostamenti a bordo dell’auto del 29enne erano stati decisi insieme con lo stesso conducente, in nessun modo costretto; Bellia, difeso dall’avvocato Alessandro Perrucci, ha ricostruito nei minimi dettagli, ammettendo di aver acquistato la cocaina a Rancitelli con i soldi fatti prelevare dalla vittima stessa con il suo bancomat e che l’hascisc in macchina era suo, per uso personale, e di averlo portato per darlo a D’Amico. Ma Bellia davanti al gip e al pm Andrea Papalia, si è anche giustificato: «È stata una ragazzata. Gravissima, ma è stata una ragazzata».
Questi i fatti ricostruiti e confermati dalla confessione di Bellia. Con il pretesto di un passaggio fino a casa in macchina, Bellia ferma nel centro storico di Chieti il 29enne che accetta di caricare lui e l’amico, Omar D’Amico, sulla sua Hyundai. Ma una volta in macchina la musica cambia subito, perché Bellia al suo fianco, e D’Amico dietro, iniziano subito a minacciarlo, anche di morte, se non li avesse accompagnati a Pescara, a Rancitelli, per acquistare la droga. Minacce, ma anche schiaffi e pugni sul volto del conducente che, terrorizzato, si vede sfilare dalla tasca dei pantaloni il portafogli. I due cercano i soldi, ma trovano solo bancomat, PostePay e documenti e con quelli gli ordinano di andare in uno sportello bancomat a ritirare il denaro necessario per l’acquisto della droga. Terrorizzato, il 29enne li asseconda mentre Bellia, sul lato passeggero, stacca il navigatore satellitare dal parabrezza e lo scaraventa sotto al sedile posteriore, impossessandosi, anche, del telefono cellulare del conducente, a cui stacca batteria e sim card. Tra urla e sberle al 29enne, l’auto arriva a Pescara dove, dopo due prelievi falliti, i due riescono a far prelevare al proprietario 100 euro da un terzo sportello bancomat. E con quei soldi si fanno portare a Rancitelli. Lì Bellia scende dall’auto seguito dall’amico, non prima di aver sottratto la chiave di accensione dalla macchina. In uno dei palazzoni di via Lago di Capestrano entra solo Bellia il quale, quando riscende, sale in macchina con l’amico e ordina al 29enne di riportarli a Chieti. Come racconta lo stesso Bellia al gip, a Rancitelli acquista mezzo grammo di cocaina. Ma appena l’auto riparte, il terzetto viene notato da una pattuglia in borghese della Mobile che assiste, non vista, ai due passeggeri che colpiscono ripetutamente alla testa il conducente della Hyndai che procede a stenti. I poliziotti guidati da Verì dell’Antirapine gli intimano l’alt, Bellia intima al 29enne di non fermarsi mentre lancia dal finestrino la bustina di cocaina appena acquistata e mentre D’Amico, a suon di pugni, minaccia il conducente di incolparlo dell’hascisc che hanno in macchina. Ma il 29enne si ferma lo stesso, e la polizia lo salva. (s.d.l.)

