Coniugi morti nell’Orta, il giudice: il sindaco non poteva intervenire

L’assoluzione di Angelucci. Nelle motivazioni, il gup spiega a chi spettava la sicurezza dell’area: «Solo il Parco, ente autonomo, ha competenza per la manutenzione e la tutela della collettività»
CARAMANICO. Ci sarebbe stata una sorta di duplicazione di responsabilità penale per la tragedia occorsa ai coniugi Giuseppe Pirocchi e Angela D'Ercole, una giovane coppia di Scerni, nel Vastese, che il primo maggio del 2017 annegarono scivolando sui sassi bagnati nel fiume Orta, davanti agli occhi dei due figli di pochi anni (all'epoca avevano 8 e 5 anni). Lo scrive chiaramente nelle motivazioni della sentenza il giudice per l’udienza preliminare Nicola Colantonio che, con il rito abbreviato, ha assolto (così come richiesto anche dal pm Marina Tommolini) il sindaco di Caramanico Terme, Simone Angelucci, dall’accusa di omicidio colposo che quest’ultimo divideva con il direttore del Parco Nazionale della Majella Oremo Di Nino, invece rinviato a giudizio (ora si trova davanti al giudice monocratico). «È palese»,scrive il gup in sentenza, «che Angelucci, per la qualifica espletata non aveva alcuna competenza per intervenire direttamente nella disciplina concreta dei sentieri presenti nell’area, atteso che la relativa gestione era assegnata, per legge, in via esclusiva all’ente Parco della Majella, né veniva posto in condizioni di poter intervenire, in via residuale, esercitando i poteri contingibili ed urgenti, atteso che nessuno lo aveva reso edotto della situazione di pericolo presente nella zona denominata Marmitte dei Giganti, nota anche come “rapide di santa Lucia”».
Una tragedia che poteva essere evitata, sostenne l’accusa, se i due imputati avessero adeguatamente segnalato, con cartelli e avvisi di pericolo, quel percorso tanto battuto da escursionisti e non.
Una sentenza, quella di Colantonio, che definisce le competenze dei primi cittadini. Normative alla mano, il giudice spiega nel dettaglio quali erano le competenze del sindaco e quali quelle del direttore del Parco. Il testo unico degli enti locali «ha assegnato al sindaco», scrive il gup, «esclusivamente delle specifiche funzioni politiche e di indirizzo, mentre ha attribuito le competenze per l’attività gestoria e amministrativa ai funzionari, così disciplinando una rigida separazione tra i compiti meramente politici e quelli esecutivi». Ma nel caso in esame c’era comunque di più, perché quel territorio è parte integrante dell'ente Parco che «è dotato di autonomia normativa, con specifica competenza esclusiva per le attività di manutenzione e di tutela della collettività». Una sentenza che dopo quasi cinque anni chiude la vicenda giudiziaria dell’allora sindaco, coinvolto in quella tragedia. «Angelucci», chiude il giudice, «non aveva alcun potere ordinario per intervenire nella gestione dei sentieri ricompresi nel territorio assegnato al Parco della Majella, né sussistevano le condizioni e né l'Angelucci veniva posto nelle condizioni di poter intervenire con provvedimenti contingibili e urgenti. Può escludersi, di conseguenza, che a carico del sindaco sussisteva una posizione di garanzia giuridicamente rilevante posta a tutela degli escursionisti presenti presso la zona delle Rapide di Santa Lucia». Prima della decisione del giudice, le parti civili erano state risarcite dalle varie assicurazioni per un totale di un milione di euro che andranno ai due bambini rimasti orfani.

